Omicidio di 'ndrangheta, ammazzato il nipote "milanese" del boss del clan: cinque arresti

Fermati cinque uomini per l'omicidio di Aloisio Cataldo, ucciso nel 2008 nel Milanese. I fatti

Avrebbero ucciso suo zio per uno "sgarro", una mancanza inaccettabile per i vertici del clan. Poi, per paura di ritorsioni, avevano deciso di far fuori anche lui, nonostante gli oltre mille chilometri che lo separavano dalla sua terra d'origine. 

I carabinieri del Ros, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalle procure di Milano e Catanzaro, hanno ricostruito tutti i pezzi del puzzle che avevano portato alla morte di Vincenzo Pirillo - 50enne ucciso il 6 agosto del 2007 in un ristorante di Cirò Marina - e di suo nipote Cataldo Aloisio, un 34enne ritenuto uno dei reggenti della "locale" del clan al Nord e ammazzato con un colpo di pistola alla nuca il 27 settembre del 2008 a San Giorgio su Legnano. 

Ucciso per i soldi del clan 

In cella, su ordine dei Gip del tribunale meneghino e calabrese, sono finiti Silvio Farao, Cataldo Marincola, Vincenzo Rispoli, Giuseppe Spagnolo, Vincenzo Farao: tutti ritenuti a vario livello coinvolti nei due omicidi, che - mettono nero su bianco investigatori e inquirenti - sono "maturati in seno al sodalizio" di Cirò, proprio il Farao-Marincola, e sono stati decisi dai due vertici del clan, Silvio Farao e Cataldo Marincola. 

Pirillo, che per un periodo era stato tra i boss più importanti della cosca, era infatti stato ammazzato - hanno accertato le indagini - perché aveva gestito male le casse della 'ndrina, mettendo i propri interessi davanti al mantenimento delle famiglie dei detenuti. Una "disattenzione" che Cataldo Marincola - considerato il mandante - non aveva accettato, tanto da firmare la condanna a morte del 50enne, poi eseguita da Giuseppe Spagnolo. 

Ammazzato per paura di vendette

Una morte le cui conseguenze sono arrivate fino al Milanese perché - spiegano dal Ros - "le due locali di 'ndrangheta sono strettamente collegate e operano in stretta sinergia". A quel punto dalla Calabria, Silvio Farao e Cataldo Marincola hanno deciso di eliminare anche Aloisio Cataldo - genero del capofamiglia storico, Giuseppe Farao - preoccupati da una sua possibile reazione scomposta e violenta per la morte dello zio, che avrebbe turbato l'equilibrio nel clan. 

In quel caso le mani che hanno eseguito gli ordini dei boss sarebbero state quella di Vincenzo Farao, cognato della vittima, e Vincenzo Rispoli, considerato il capo della "locale". I due la notte tra il 26 e il 27 settembre avrebbero freddato il 30enne per poi scaricare il suo corpo in un cantiere accanto al cimitero. 

Oggi, quasi undici anni dopo, i carabinieri del Ros hanno scoperto cosa si nascondeva dietro quel delitto. 

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