Omicidio nel Milanese a Pozzo D'Adda: uccide la compagna 26enne e si accoltella al petto

L'uomo, Carmelo Angelo Fiore, avrebbe strangolato la ragazza, Charlotte Akassi Yapi

La palazzina

Charlotte Akassi Yapi non avrebbe potuto immaginare che l'appartamento preso in affitto nella palazzina rosa di via Taviani, a Pozzo D'Adda (Milano), sarebbe diventato la sua tomba. Nonostante il rapporto conflittuale e le violenze subite, lei continuava a confidare nella bontà di Carmelo Angelo Fiore. I suoi 26 anni, i due figli piccoli da portare avanti e la vita ancora da scrivere la rendevano ottimista. Forse per questo, malgrado due interventi dei carabinieri, si era sempre rifiutata di denunciare Fiore, 45enne che come lei arrivava da una storia d'amore travagliata.

L'omicidio a Pozzo D'Adda

Il maledetto epilogo di una tragedia annunciata - come l'ultimo dramma a Milano a inizio settembre - è arrivato silenzioso nella notte tra lunedì e martedì, quando all'interno dell'abitazione si è consumato l'omicidio di Charlotte. E il successivo tentato suicidio di Carmelo Angelo. La dinamica esatta di quello che è accaduto tra quelle mura non si saprà mai. Sicuramente, stando ai primi rilievi dei carabinieri della Ris e dei militari della Compagnia di Cassano D'Adda, a un certo punto l'uomo ha stretto le sue mani attorno al collo della 26enne. Con forza e senza pietà. Fino a ucciderla.

Probabilmente - la cronologia degli eventi è in fase di verifica - dopo aver ammazzato Charlotte, di origini ivoriane ma adottata da una famiglia bergamasca, ha preso il telefono ed ha annunciato alla sua ex moglie che stava per farsi fuori. "Ho fatto una cazzata. Mi voglio suicidare", avrebbe confidato alla donna quando mancavano pochi minuti alle 4. A chiedere aiuto al 112 è stata proprio lei, alla quale sono affidati i tre figli avuti dalla relazione con Carmelo Angelo. Che non aveva precedenti e lavora in una stamperia in provincia di Bergamo.

La corsa di ambulanze e carabinieri è stata disperata. Nell'appartamento del condominio rosa gli operatori hanno trovato un cadavere, quello di Charlotte, e un ferito in una pozza di sangue e con un coltello conficcato sul torace, Fiore. I medici lo hanno portato via d'urgenza all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, non si è ucciso. Ha fallito e non dovrebbe essere in pericolo di vita. In quelle quattro mura, a quel punto, è cominciato un via vai di uomini in divisa e investigatori. Il corpo della 26enne, che verrà portata via attorno alle 11, non aveva segni evidenti di violenza.

Le violenze e le denunce mancate del feminicidio

Nessun segno. Nessuna denuncia nemmeno l'ultima volta che aveva raccontato ai carabinieri che il 45enne l'aveva aggredita durante una lite. Solo pochi giorni prima dell'omicidio. Akassi Yapi aveva raccontato di essere stata strattonata dai capelli ma poi aveva preferito non formalizzare la querela.

Stessa scelta di un anno prima, a settembre 2018. In quell'occasione era finita in ospedale con dieci giorni di prognosi. Nell'alterco, violentissimo per modalità, Fiore aveva riportato la frattura di un dito. Per quella falange, invece, lui l'aveva denunciata ma poi si era pentito e, fretta e furia, pochi giorni dopo aveva ritirato la denuncia facendo marcia indietro.  Un'opzione, quella del pentimento, che dopo l'alba di martedì non riporterà in vita la povera Charlotte.

Dove e come chiedere aiuto

Parlare di suicidio non è semplice. Se stai vivendo una situazione di emergenza puoi chiamare il 112. Se sei in pericolo o conosci qualcuno che lo sia puoi chiamare il Telefono Amico al numero 199 284 284 oppure online (qui), dalle 10 alle 24. Altrimenti puoi rivolgerti a Samaritans Onlus al numero verde gratuito 800 86 00 22 da telefono fisso o al numero 06 77208977

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