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Venerdì, 19 Agosto 2022
Omicidi Ponte Lambro / Via Carlo Parea

La piccola Diana è morta di stenti

I primi risultati dell'autopsia sul corpo della bimba di 18 mesi morta in via Parea

Nessuna causa di decesso evidente, violenta. In pratica: uccisa dagli stenti. Sarebbe morta così Diana Pifferi, la bimba di 18 mesi ritrovata senza vita mercoledì mattina nella casa di via Parea in cui sua madre Alessia, ora in carcere, l'avrebbe lasciata da sola per sei giorni mentre lei era a casa del fidanzato nella Bergamasca. I primi esiti dell'autopsia sul corpo della piccola non hanno rivelato nessun motivo chiaro del decesso, ragione per cui i medici, a quanto si è saputo, si sono riservati di fornire risposte più precise solo quando avranno a disposizione parametri certi dagli ulteriori accertamenti. Un'assenza di "evidenze" che comunque sembra confermare con forza l'ipotesi che la bimba sia morta di fame e sete. 

Sarà in ogni caso difficile, secondo quanto trapelato, individuare una causa esatta del decesso, che potrebbe risalire a uno o due giorni prima del ritrovamento del corpo, avvenuto soltanto quando la mamma della bimba, 37 anni, è tornata in via Prea. Fondamentali saranno anche gli esiti delle analisi della polizia scientifica sul latte del biberon, trovato accanto alla piccola, per accertare se contesse benzodiazepine. In cucina gli uomini della squadra mobile, guidati da Marco Calì, avevano infatti sequestrato una boccetta mezza vuota di tranquillanti e il sospetto - respinto dalla Pifferi - è che la donna li abbia versati nel latte della figlia. 

La veglia del quartiere per la piccola Diana

Con le indagini che procedono, il quadro probatorio per la Procura è comunque considerato talmente solido che si arriverà probabilmente nei prossimi mesi ad una richiesta di processo con rito immediato per omicidio volontario pluriaggravato a carico della donna. Donna che ad ora si trova in carcere, in isolamento, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dopo il fermo avvenuto la notte successiva al ritrovamento della vittima, quando Alessia Pifferi aveva poi ammesso tutto, raccontato di essere stata fuori città e di aver assicurato al compagno che Diana era con la baby sitter.

Secondo il gip Fabrizio Filice, che ha firmato l'ordinanza, la 37enne è pericolosa perché potrebbe commettere altri reati "di tipo violento e persecutorio". Di qui la richiesta di custodia cautelare in carcere. La donna, ha scritto il giudice, non ha solo accettato il rischio che la povera bambina morisse, ma "pur non perseguendolo come suo scopo finale, alternativamente" lo ha voluto, come è risultato anche da varie dichiarazioni del suo interrogatorio, tra cui, anche riferimenti alla "all’orgoglio di non chiedere aiuto alla sorella", che, se solo fosse stata avvisata, avrebbe potuto salvare la bimba.

"Io ci contavo sulla possibilità di avere un futuro con lui  - aveva invece detto la Pifferi durante l'interrogatorio facendo riferimento al suo compagno -. E infatti era proprio quello che in quei giorni stavo cercando di capire. È per questo che ho ritenuto cruciale non interrompere quei giorni in cui ero con lui anche quando ho avuto paura che la bambina potesse stare molto male o morire". Per il gip, Pifferi aveva una forma di "dipendenza psicologica" dal compagno che l’ha indotta ad "anteporre la possibilità di mantenere una relazione con lui anche a costo dell’inflizione di enormi sofferenze" a sua figlia. Con una "condotta dall’impatto intrinsecamente ed estremamente violento, anche se non in forma commissiva, nei confronti della persona in assoluto più vulnerabile con la quale si trovasse in relazione, alla quale era, come in effetti è stato, facilissimo fare del male”. La donna, aveva messo ancora nero su bianco il giudice, è "incline alla mistificazione e alla strumentalizzazione degli affetti" e non ha "rispetto per la vita umana".

Fiaccolata per la piccola Diana (foto Dragotto/MilanoToday)

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