Donato, l'ex imprenditore ucciso nei box sotto casa con undici colpi di pistola

L'omicidio mercoledì sera a Cernusco, nei box sotto casa della vittima. Caccia al killer

I carabinieri sul luogo dell'omicidio - © B&V

Chi lo voleva morto lo ha atteso sotto casa sua. Poi, al momento giusto, è entrato in azione. Ha aperto il fuoco, ha sparato uno, due, tre, dieci, undici volte contro quell'uomo dal passato praticamente immacolato e dalla vita semplicemente normale. 

Sembra un mistero l'omicidio di Donato Carbone, il 63enne ucciso mercoledì sera sotto il condominio al civico 17 di di via Don Lorenzo Milani a Cernusco sul Naviglio, dove la vittima - di origini pugliesi - viveva ormai da tempo. 

Il corpo trovato da un residente

L'allarme è scattato pochi minuti prima delle 19, quando un residente del palazzo è sceso nei box per prendere la sua auto e ha visto il cadavere dell'uomo. 

La scena cristallizzata dai carabinieri della compagnia di Cassano d'Adda e dagli uomini del nucleo investigativo è tragica: il corpo di Carbone è nella sua Mercedes, che è ferma nella "galleria" a poca distanza dal garage, a terra ci sono undici bossoli di una pistola calibro 9*21 - anche se nessuno avrebbe sentire esplodere i colpi - e, poco distante, gli occhiali della vittima. 

Tanti, forse tutti i colpi sono andati a segno: molti al braccio sinistro e uno solo al collo, un segno evidente - la riflessione di uno degli investigatori - che a sparare non è stato un killer professionista, sicuro di sé. 

L'esecuzione fuori dal garage

L'incontro tra vittima e assassino sarebbe avvenuto mentre il 63enne si apprestava a parcheggiare l'auto dopo aver fatto la spesa da un fruttivendolo in paese. Il killer avrebbe sorpreso Carbone mentre rientrava in macchina, forse c'è stato un primo contatto - che potrebbe spiegare la presenza dei suoi occhiali a terra - e poi lo avrebbe freddato mentre saliva a bordo, tanto che il cadavere era nell'abitacolo con la gamba sinistra di fuori. 

Il perché di quella ferocia ad ora è incomprensibile. Il quadro che i carabinieri hanno tracciato di Carbone è quello di un uomo normale: un piccolo imprenditore edile - sposato e padre di una figlia - che due o tre anni fa ha lasciato la sua azienda di ristrutturazioni per un problema di salute e che adesso passava gran parte delle sue giornate da nonno, portando all'asilo il nipotino e andando a riprenderlo nel pomeriggio. 

L'auto in fuga

Nel suo passato c'è un solo precedente di polizia di oltre quaranta anni fa, nulla comunque che ne faccia un criminale. Dai primi accertamenti dei militari sul suo cellulare e nel suo appartamento non sono emersi segnali strani, documenti, appuntamenti o potenziali debiti che possano fornire qualche primo ipotetico movente. 

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Una traccia, però, forse gli investigatori ce l'hanno. Un testimone ha infatti riferito di aver visto una piccola utilitaria di colore scuro allontanarsi di fretta proprio dal condominio di via Don Lorenzo Milani in un'orario che potrebbe essere compatibile con l'omicidio. I carabinieri hanno trovato quella macchina - una Opel corsa nera rubata a Brescia un mese fa - in via Trento a Cologno Monzese: potrebbe essere il primo passo per ricostruire i motivi di un omicidio finora inspiegabile. 
 

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