Edgar, buttato nel Lambro e ucciso: fermati due pandilleros del Barrio 18 per l'omicidio

Fermati i due presunti assassini di Edgar, il 32enne ucciso al parco Lambro. Chi sono

La vittima

Spietati, tanto da avere nel loro curriculum criminale precedenti per tentato omicidio nonostante la giovane età. Feroci, tanto da uccidere un ragazzo per il suo cellulare. Senza paura, come impone il “codice” di appartenenza alle gang latinos, tanto che tre giorni dopo quella follia uno di loro era già pronto a "tornare in azione".  

Eccolo l’identikit dei due presunti assassini di Edgar Luis Calderon Gonzalez, il 32enne peruviano che lo scorso 2 giugno sera è stato rapinato, pestato a sangue e buttato nel Lambro al termine di una grigliata al parco. Il suo corpo è riapparso dopo cinque giorni, confermando l’ipotesi omicidio che fino a quel punto era rimasta ferma alle parole del ragazzo e della ragazza che erano con la vittima quella tragica sera e che, minacciati con un coltello, hanno dovuto assistere impotenti alla violenza. 

I due pandilleros del Barrio 18

A uccidere Edgar, stando a quanto accertato dagli investigatori della Squadra Mobile guidati da Lorenzo Bucossi, sarebbero stati due salvadoregni: un 26enne e un 28enne appartenenti al Barrio 18, tra le gang sudamericane più feroci e tristemente famose. I due sono stati fermati giovedì sera dai poliziotti della sezione omicidi in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto emesso dal pm Sergio Spadaro e dall'aggiunta Laura Pedio per i reati di rapina e omicidio. 

L’omicidio non sarebbe maturato nell’ambito di uno scontro tra gang, ma sarebbe arrivato al termine di un tentativo di rapina. Edgar e i due amici sarebbero stati fermati in via Feltre, all'uscita del parco Lambro, e il 32enne sarebbe stato minacciato con un coltello. L'uomo avrebbe reagito e a quel punto sarebbe stato massacrato di botte e buttato nel fiume, dove - stando ai primi risultati dell'autopsia - sarebbe morto per annegamento, probabilmente perché stordito dai colpi e senza la forza di mettersi in salvo. 

Foto - Il capo della Mobile, Lorenzo Bucossi

questura, capo mobile bucossi-2

Gli assassini incastrati dall'auto

Il lavoro degli investigatori della Omicidi è partito da un frame di una telecamera di sorveglianza, che ha ripreso i due aggressori mentre salivano a bordo di una Toyota Yaris ultimo modello. Gli agenti hanno quindi analizzato le oltre cinquemila targhe che potevano in qualche modo corrispondere alla vettura e sono arrivati al più giovane dei salvadoregni, che ha alle spalle un tentato omicidio di quando era ancora minorenne. 

L'intestatario di quella macchina, infatti, era proprio lui, che lo scorso 5 giugno - tre giorni dopo l'omicidio - era già finito in Questura perché fermato durante una rissa tra quindici persone al parco della Martesana prima di essere rilasciato perché l'indagine era ancora in corso.

Il killer nascosto nel divano

I poliziotti giovedì sera lo sono andati a prendere nel suo appartamento allo Stadera e lo hanno trovato nascosto nel cassettone del divano, con i suoi familiari seduti sopra che cercavano di nasconderlo. 

Il suo complice, anche lui con alle spalle un tentato omicidio, è stato invece fermato alla Bovisa. A incastrare i due sono stati anche i cellulari, che li hanno posizionati entrambi al Parco Lambro il 2 giugno sera.

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A casa dei due - a ulteriore conferma delle indagini - gli agenti hanno trovato i vestiti che indossavano la sera dell'omicidio, la sera in cui insieme avrebbero ammazzato un 32enne soltanto per provare a rubargli il telefono. 
 

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