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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Omicidi Garbagnate Milanese

"Morto per la morfina data per non farlo soffrire": parente condannato a un anno

L'uomo, 87 anni, si trovava ricoverato in ospedale in condizioni irreversibili. Derubricata da omicidio volontario a colposo l'accusa per l'imputato, marito della nipote dell'anziano

È stato condannato a un anno l'infermiere che provocò la morte dello zio della moglie ricoverato in ospedale e in condizioni irreversibili, somministrandogli della morfina e degli antidepressivi. A deciderlo i giudici della Corte di assise di Milano, che hanno derubricato l'accusa da omicidio volontario a colposo.

Altri cinque imputati, tutti medici della struttura, sono invece stati assolti per la morte di Francesco Piccinin, 87 anni, che il 10 ottobre 2020 morì all'ospedale 'Guido Salvini' di Garbagnate Milanese, dove si trovava ricoverato per una polmonite (non da covid). La Procura aveva invece chiesto 9 anni per l'infermiere e 8 mesi per quattro dei sanitari (mentre per il quinto era stata chiesta l'assoluzione).

Il processo era partito dopo le indagini dei carabinieri di Garbagnate, che avevano evidenziato come tra il 9 e il 10 ottobre, l'infermiere fosse stato notato mentre accudiva l'87enne e come durante le sue visite la flebo fosse stata manomessa per somministrare una maggiore quantità di morfina rispetto a quella prescritta. I medici sono stati assolti dall'accusa di aver curato il paziente in modo non idoneo alla sua malattia, perché "il fatto non sussiste".

L'infermiere, aveva spiegato nella requisitoria il pm Nicola Rossato, aveva "praticato i boli come se fosse lui l'infermiere della sedazione terminale, perché gli era stato detto che il parente era spacciato, perché voleva porre fine allo stato in cui si trovava una persona cara, di famiglia". La pena di un anno a cui è stato condannato l'uomo è quella già scontata mentre si trovava ai domiciliari in custodia cautelare.

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