Almeno 85 pugnalate e il gas aperto per far saltare tutto: la furia omicida del bancario

Fermato l'assassino di Manuela, la trans uccisa lunedì scorso. É un bancario di 42 anni

La scena del crimine - Foto Guarino

I carabinieri che sono andati a prenderlo lo descrivono come una persona "normale". Un lavoro fisso, una famiglia alle spalle, una compagna ormai stabile. Anche nel suo passato non sembra esserci nulla di particolarmente anomalo: qualche precedente di polizia per guida in stato di ebrezza e nulla di più. Mai un comportamento violento, mai un atteggiamento che attirasse l'attenzione. Eppure quell'uomo "normale", in una mattina di sangue e follia, sarebbe stato in grado di trasformarsi in un killer spietato, disposto anche a far saltare in aria un intero palazzo per assicurarsi l'impunità. 

Quell'uomo "normale" è Cristian L.: italiano, 42 anni compiuti a fine giugno, impiegato in una banca meneghina, fidanzato con una donna di due anni più piccola e da venerdì mattina in carcere a San Vittore in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto con le accuse, pesantissime, di omicidio e strage

Il killer tradito dalla ciabatta

Sarebbe stato lui - secondo le indagini coordinate dai procuratori Laura Pedio e Isidoro Palma - ad ammazzare "Manuela", come era conosciuta Emmanuel Alves Rabacchi, la trans brasiliana 48enne trovata morta lunedì nel suo appartamento di via Plana 10, un bilocale in cui la escort riceveva i suoi clienti. L'allarme era scattato verso le 16, quando i vigili del fuoco - allertati dai residenti del palazzo per una fuga di gas - erano riusciti a entrare dalla finestra nella casa al secondo piano occupata dalla 48enne e avevano trovato sul pavimento il suo corpo martoriato da almeno 85 coltellate

Il lavoro dei carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal tenente colonnello Antonio Coppola, è partito subito dall'analisi delle telecamere di videosorveglianza del condominio e della zona. L'unico "esterno" al palazzo che si vede entrare e poi uscire per ultimo è un uomo sui 40 anni che indossa un pantaloncino, una maglietta e, soprattutto, un paio di ciabatte che sembrano avere una forma che può tranquillamente coincidere con un'impronta di sangue che i militari hanno isolato sulla scena del crimine. 

Una mano enorme alle indagini è arrivata poi dalle amiche e dalle colleghe di Manuela, che a quel frame riescono subito a dare il nome di "cliente Gallarate", un affezionato cliente che - hanno raccontato - la incontrava da almeno 4 anni e a lei doveva circa 500 euro. 

La targa e la compagna

Gli occhi elettronici, però, fanno di più. Vedono "cliente Gallarate" che arriva una prima volta alle 6.03 del 20 luglio mattina per poi uscire alle 7.49 e salire alle 8.02 a bordo di una Renault Clio blu parcheggiata in piazzale Firenze, poco distante. Alle 8.10 quella stessa auto torna praticamente nello stesso parcheggio e alle 8.12 quello stesso uomo rientra nel condominio al 10 di via Plana. Questa volta, però, la "visita" è molto più breve: il cliente in ciabatte riesce alle 8.35 e 56 secondi e "sparisce".

Per raggiungere la macchina, nonostante siano passati pochi minuti, fa però una strada diversa rispetto alla prima volta, come se si fosse accorto delle telecamere e volesse cercare di restare "invisibile". Ma "invisibile" non è. Perché i carabinieri riescono a catturare alcuni numeri della sua Clio e risalgono a una donna, la reale intestataria della macchina, che poi si scopre essere la compagna del presunto killer. 

Le coltellate e il gas

A quel punto il quadro è completo, anche perché su un altro telefono di Manuela - il suo personale è sparito, verosimilmente portato via dall'assassino - c'è effettivamente memorizzato un numero sotto il nome di "cliente Gallarate", che stando a quanto accertato dalle indagini porta proprio al 42enne. 

Il quadro ricostruito da investigatori e inquirenti è tragico: Cristian va una prima volta dalla vittima, probabilmente hanno un rapporto e di sicuro consumano cocaina. Poi va via, ma meno di 10 minuti dopo - a quell'ora lei è ancora viva - torna con intenzioni decisamente diverse. L'uomo rientra in casa, la colpisce con un pugnale alla trachea - probabilmente è per quello che non ha urlato -, si accanisce sul corpo della trans con 85 coltellate e quando si accorge di avere le ciabatte sporche di sangue le pulisce, tanto che sul pianerottolo e sulle scale non ci sono tracce. 

Poi, prima di andare via, apre i quattro fornelli del gas della cucina e chiude la porta a chiave, senza accorgersi - fortunatamente - che la finestra del bagno è socchiusa, il che ha evitato che l'abitazione si saturasse completamente finendo per esplodere. "Il quadro probatorio è più che sufficiente - ha assicurato la pm Laura Pedio -. Le prove sono molto forti”. 

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Anche perché a casa di Cristian, dietro il letto, c'erano il pugnale e un paio di birkenstock con tracce ematiche, che il presunto killer aveva nascosto ma non buttato. Negli ultimi giorni il bancario 42enne si era rasato a zero la barba, quasi che sperasse di non essere riconosciuto, quasi che volesse essere diverso da quel killer spietato che è stato tradito dalle telecamere e da una ciabatta. 

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