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La scena del delitto e Stafano Ansaldi

La scena del delitto e Stafano Ansaldi

Morte del ginecologo Ansaldi, pista dei debiti: "Non si esclude nemmeno suicidio"

La prima ipotesi, quella di una rapina finita male, era già stata scartata. Al momento si sta facendo luce sulla situazione finanziaria della vittima

Proseguono senza sosta le indagini sul giallo di via Macchi che ha visto il medico ginecologo campano Stefano Ansaldi, 65 anni, morire per strada lo scorso sabato in zona Stazione Centrale. Dopo che la prima ipotesi avanzata, quella di una rapina finita male, era già stata scartata, al momento si sta facendo luce sulla situazione economica della vittima, che avrebbe avuto pesanti debiti, e non si escluderebbe nemmeno la pista del suicidio.

Pomeriggio di sangue in centro a Milano

Accanto al corpo dell'uomo, morto dissanguato per una ferita alla gola, è stato ritrovato un coltello da cucina che però non presenta nessuna impronta. Al momento del ritrovamento, inoltre, Ansaldi indossava un paio di guanti di lattice. Nessun testimone, infine, ha visto il/i presunto/i aggressore/i. Circostanze, queste, che porterebbero a non escludere la teoria del gesto autoinferto.

Omicidio medico, si indaga sulle sue conoscenze

Oltre ad avere una clinica a Napoli, il medico era intestatario anche di un laboratorio di analisi nella periferia del capoluogo campano. L'attività, come emerso, nel 2010 risultava indebitata per 500mila euro, ed era poi stata dichiarata fallita nel 2015. Ansaldi, inoltre, avrebbe avuto un altro debito con Equitalia per altri 70mila euro circa. Gli investigatori non possono quindi nemmeno escludere che il movente, nel caso si sia trattato di omicidio, sia legato a un prestito di denaro.

In base a quanto ricostruito, il medico, residente a Napoli, era venuto a Milano con una certa premura, viaggiando nonostante fosse positivo al coronavirus. Dopo che alcuni passanti avevano l'allarme vedendolo a terra agonizzante, a fianco al corpo di Ansaldi erano stati rinvenuti la sua ventiquattr'ore di cuoio chiaro, il suo Rolex e il portafogli. A mancare solo il suo smartphone, che potrebbe essere stato portato via dalla persona che l'avrebbe ucciso. Per ora gli inquirenti mantengono la massima riservatezza sugli sviluppi dell'indagine.

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