Milano, la polizia ha fermato un uomo per l'omicidio di viale Monza: arrestato un 47enne

La polizia ha eseguito il fermo nei confronti della persona indiziata del delitto di omicidio

Foto Mesa Paniagua

Attia Henns, egiziano, 47 anni, regolare sul territorio italiano, nessun precedente penale e una vita apparentemente normale. Nella tarda serata di martedì la polizia di Stato ha eseguito il fermo nei confronti della persona indiziata del delitto di omicidio che, alcune ore prima, aveva sconvolto la vita del condominio al civico 101 di viale Monza a Milano.

L'uomo fermato è il proprietario dell'abitazione di circa 70 metri quadri dove vivevano in sei. Tutti, secondo le indagini, egiziani, senza precedenti penali e lavoratori. Il 47enne, per esempio era stato il titolare di un'attività commerciale alcuni anni a dietro, ma poi era fallito. Anche per questo, probabilmente, adesso aveva messo in affitto i vari posti letto del suo appartamento.

L'omicidio in viale Monza

Oltre la porta finestra del balcone che si affaccia sul viale, si intravedono gli uomini e le donne della polizia scientifica, indaffarati a immortalare la scena dell'omicidio. Sono già le 9 di martedì. Davanti a loro, sul ballatoio in cemento, c'è un piccolo bazar dell'abbandono. 

Una biciclettina verde per bambini, arrugginita e senza il seggiolino, una vecchia lampada abat jour in vetro e alluminio appoggiata a un armadio grigio sbiadito sulla sinistra. Sulla parete, accanto a un tubo in pvc, spicca un'antenna parabolica che punta verso piazza Loreto. E dietro un ripiano in legno accostato alla ringhiera ormai senza vernice, c'è una sedia in legno marrone nella quale spesso i coinquilini di Milad Sheker Camel Gerges si sedevano a vedere passare le auto in strada e i treni sul cavalcavia delle ferrovie distante non più di tre metri dall'edificio.

Foto: l'abitazione dell'omicidio

Omicidio in viale Monza a Milano (3)

Omicidio in viale Monza: il ragazzo accoltellato

Su un altro ballatoio nel frattempo, quello del balconcino a ringhiera della palazzina stile 'vecchia Milano', c'è il cadavere di Gerges adagiato in una pozza di sangue. È lì che, nella notte tra lunedì e martedì, ha smesso di battere il cuore dell'egiziano di 30 anni. Accanto a lui, anche un coltello, quasi certamente l'arma del delitto.

Il ragazzo, regolare e senza precedenti penali, avrebbe con molta probabilità cercato di fuggire alla morte. Dopo essere stato colpito da tre coltellate tra la parte alta del torace e il collo all'interno dell'appartamento al primo piano nella scala 'A' dove viveva con cinque coinquilini. Come conferma la scia rossa di sangue che conduce dall'abitazione fino al punto dove è stramazzato al suolo.

Di sangue il 30enne ne ha perso tanto: lo testimonia una pozza dal diametro di circa un metro sulle piastrelle arancioni del cortile del condominio di circa un'ottantina di famiglie. "È un palazzo molto tranquillo. Vive gente da tutte le parti del mondo ma la situazione è sempre stata serena", dice a MilanoToday uno dei residenti. 

Video: ecco l'arrivo dei primi soccorritori e della polizia

Sono stati loro, i condomini, a chiamare la polizia e il 118 dopo aver sentito le urla della lite poi degenerata in omicidio. Erano le 4.30. La prima volante, insieme agli infermieri dell'Azienda regionale emergenza urgenza, arriva sul posto alle 4.37 (video). All'esterno li aspetta uno dei residenti. Dentro la scena è subito molto chiara.

L'omicidio in viale Monza: arrestata una persona

La morte, giunta probabilmente per dissanguamento, viene confermata poco dopo dagli uomini del 118, intervenuti in automedica e ambulanza. I primi a 'congelare' la scena dell'omicidio sono gli agenti delle Volanti.

L'area viene isolata e nell'edificio arrivano gli uomini della polizia Scientifica e gli investigatori della Sezioni omicidi della Squadra Mobile di Milano, coordinati da Lorenzo Bucossi. L'ipotesi principale, fin dall'inizio, è quella dell'omicidio volontario: titolo del fascicolo aperto dal sostituto procuratore Francesco Ciardi.

Attorno alle 7.50 del mattino, gli agenti portano via un ragazzo in manette. Due ore più tardi, al termine della prima fase dei rilievi, altri tre ragazzi vengono accompagnati in via Fatebenefratelli per essere interrogati in quanto 'testimoni' dell'accaduto. Gli investigatori sembravano avere tutte le carte in mano per risolvere velocemente l'assassinio e in serata è arrivata la decisione del pm: la persona fermata - l'egiziano di 47 anni - condivideva la stanza con la vittima.

"Quello che hanno portato via con le mani dietro la schiena - il racconto di uno dei vicini di casa a MilanoToday - lo vedevo spesso affacciato al balcone. Coi gomiti sul davanzale e le spalle in avanti. Stava lì da molto tempo". 

Foto: le volanti portano via l'uomo in manette

Omicidio in viale Monza a Milano (1)-3

Il movente dell'omicidio e l'altro coinquilino indagato

Ancora da chiarire il movente dell'omicidio. Il 47enne si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pubblico ministero. E gli investigatori, di conseguenza, non ancora chiaro questo passaggio. Sono escluse comunque ragioni di natura criminale, religiose, stando a quanto riferito dalla Mobile. L'ipotesi principale, in questo senso, resta quella dello screzio per motivi personali.

Un altro coinquilino, un coetaneo della vittima, è indagato per concorso in omicidio ma sua posizione sembra essere molto marginale: sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati perché dalle immagini delle telecamere di sorveglianza del condominio che inquadravano il ballatoio dove si è conclusa l'aggressione, non era molto chiaro il suo atteggiamento. Ma, in realtà, stando agli investigatori, si è trattato proprio di una delle persone che poi ha chiamato i soccorritori e che anzi ha collaborato sul momento.

Chi è la vittima dell'omicidio: il racconto dei vicini

"Feres (così lo ha chiamato, ndr) era un bravo ragazzo. Era un egiziano cristiano copto e faceva il muratore", racconta a MilanoToday un altro giovane egiziano residente nella scala 'B': "Io sono tornato attorno alle 5 nella mia abitazione, perché lavoro di notte. Ho visto la polizia e mi sono allarmato. Poi la tragica notizia".

"Mio cugino faceva il piastrellista in Italia. Abbiamo avuto difficoltà a capire cosa fosse avvenuto. Ora, qui in Egitto c'è grande dolore per la sua morte". La testimonianza di R. M. M., cugino della vittima.

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