Domenica, 24 Ottobre 2021
Omicidi

Morte Dedè in Inter-Napoli, la procura di Milano: "Ultrà a processo, omicidio volontario"

A giudizio Fabio Manduca, il 39enne napoletano arrestato nel 2019

Processo per omicidio volontario. È quanto ha chiesto la Procura di Milano nei confronti di Fabio Manduca, l'ultrà napoletano di 40 anni arrestato lo scorso ottobre per aver investito e ucciso con il suo suv Daniele Belardinelli, l'ultrà varesino morto durante gli scontri in via Novara prima di Inter-Napoli nel dicembre 2018, in via Novara. 

Il procuratore aggiunto Letizia Mannella e i pubblici ministeri Michela Bordieri e Rosaria Stagnaro hanno confermato nell'istanza di rinvio a giudizio l'accusa di omicidio volontario per la quale Manduca era stato arrestato su ordinanza del giudice per le indagini preliminari Guido Salvini. Il quadro accusatorio è stato rafforzato sia da una decisione del Tribunale del Riesame che da un'importante consulenza tecnica firmata da diversi esperti, tra cui il medico specialista di anatomia patologica Cristina Cattaneo.

La relazione dei consulenti

La relazione con le sue 126 pagine evidenzia come grazie al recupero di alcuni pezzi di vetro che erano nel giubbotto della vittima, si è potuto stabilire che Belardinelli, che aveva assunto cocaina, nella prima fase della 'guerriglia' aveva colpito il finestrino di un Ford Transit, guidato da alcuni ultrà napoletani, con un bastone o qualcosa di simile e nel farlo è caduto a terra, rompendosi una clavicola. A quel punto, Manduca con la sua Renault Kadjar avrebbe seguito il Ford Transit, accelerato e quindi schiacciato l'ultrà.

"Il corpo del Belardinelli, già a terra - annotano i consulenti - probabilmente prono e con la fronte appoggiata sul tombino del manto stradale, è stato sorpassato dalla Renault". Un'ulteriore, e secondo gli esperti definitiva, prova di quest'ultima circostanza starebbe in una traccia di sigillante che è stato trovato sempre sul giubbotto della vittima e che è quello utilizzato dal costruttore per il pianale inferiore della Renault Kadjar.

Le condizioni della vittima si sarebbero aggravate perché, nonostante le frattura del bacino, è stato sollevato mani e piedi dai suoi compagni e trascinato a lungo. "Risulta, tuttavia, difficile immaginare che gente priva di competenze mediche potesse immaginare l'entità delle lesioni pelviche e i possibili effetti negativi prodotti da un'inadeguata mobilizzazione del corpo", continuano i consulenti.

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