Guardia in ostaggio in Duomo, il sequestratore resta in carcere: "Ma io non sono dell'Isis"

Il 26enne autore del blitz in Duomo resta in carcere. Le sue, poche, parole davanti al Gip

Il sequestro in Duomo

"Dell'Isis non so proprio nulla". Sono state le prime parole pronunciate davanti al Gip da Mahmoud Elhosary, il 26enne - inizialmente aveva detto di avere 30 anni - che mercoledì pomeriggio ha sequestrato una guardia giurata in Duomo minacciandola con un coltello dopo essere sfuggito a un controllo di polizia. 

Il giovane egiziano, su decisione del giudica Raffaella Mascarino che ha convalidato l'arresto, dovrà restare nel carcere di San Vittore, come già chiesto dal pool antiterrorismo guidato dal pm Alberto Nobili. Venerdì, durante l'interrogatorio di garanzia, il ragazzo si è formalmente avvalso della facoltà di non rispondere - su consiglio del suo avvocato - dopo aver iniziato a pronunciare frasi sconclusionate e senza un senso logico. 

Il "film" del sequestro, il video del terrore

"Sono musulmano, ma non vado in moschea e dei terroristi, dell'Isis non so proprio nulla", aveva detto all'inizio. Per poi aggiungere: "Stavo meglio quando venivo curato". Sembra infatti che il sequestratore del Duomo dopo l'arresto del 2016 a Malpensa per la rapina di due bottiglie di champagne - unico suo procedente in Italia - fosse andato nel suo Paese per seguire un percorso terapeutico, che sarebbe però stato sospeso al ritorno a Milano

Dagli atti delle indagini, aperte con il reato di sequestro di persona, è anche emerso anche che almeno dal 25 luglio Mahmoud - che pochi giorni prima aveva perso il lavoro - dormiva in strada dopo che tra giugno e luglio era stato ospitato da alcuni conoscenti e dallo zio. La custodia in carcere è stata decisa in particolare per il pericolo di reiterazione del reato ma anche perché il giovane non avrebbe neanche un appartamento in cui stare ai domiciliari. 

Ulteriori approfondimenti adesso verranno fatti sul suo stato di salute. A San Vittore, infatti, verrà seguito dal punto di vista psichiatrico e poi, sulla base delle relazioni del carcere, con ogni probabilità verrà disposta una perizia psichiatrica per verificare se al momento del blitz in Duomo il 26enne fosse capace di intendere e di volere. Quel giorno, davanti ai poliziotti che gli chiedevano di posare il coltello e liberare l'ostaggio, aveva più volte parlato di una sua presunta stanza in Duomo in cui avrebbe voluto riposarsi. 


 

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