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Cronaca

La 'bibbia', il covo e il tentato omicidio: la pandilla Barrio 18 a Milano

Martedì 5 ottobre 17 persone sono state arrestate dalla polizia di Stato per associazione a delinquere

Un 'manuale' di ben 26 comandamenti, riunioni periodiche per decidere rapine, furti - e anche omicidi - e un covo in una zona verde di Lambrate. Questo lo scorcio sulla vita dei pandilleros di Rios Barrio 18, che le indagini della polizia di Stato di Milano hanno permesso di delineare, portando all'arresto per associazione a delinquere di 17 componenti della gang, tutti cittadini di El Savador.

Arrestati i membri del Barrio 18 a Milano

Il tentato omicidio sull'autobus: video

La 'bibbia' con 26 comandamenti, le riunioni e il covo

Dalle indagini è emerso come la Barrio 18 di Milano avesse un'organizzazione molto articolata, con capi (detti 'palabreros' o 'encargaderos'), promotori ('secunderos') e 'membri operativi' ('soldados') che si occupavano di mettere a segno raid contro i memebri di gang rivali, oltre a 'simpatizzanti', ovvero 'civili' che fornivano aiuto e informazioni.

I pandilleros, tutti con particolari tatuaggi, rispettavano una loro 'bibbia', con 26 'comandamenti', che sono stati ritrovati appuntati a mano su due fogli da uno degli arrestati. Per chi non rispettava le regole del gruppo, poi, erano anche previste delle punizioni. La pandilla, inoltre, a Milano, aveva un vero e proprio covo, un anfratto nel quartiere di Lambrate, dove si riuniva periodicamente raccogliendo anche 'fondi' per una sorta di muto soccorso: in una delle intercettazioni, infatti, si sente la madre di uno dei membri complimentarsi con lui per il 'finanziamento' che la banda gli fornisce permettendogli di affrontare meglio il regime carcerario.

Due tratti, in particolare, sono stati messi in luce dagli investigatori. La violenza con la quale i pandilleros colpivano i componenti delle gang rivali e la continua ricerca di armi: uno degli arrestati è stato bloccato a Cologno Monzese mentre usciva di casa con addosso una pistola carica. 

La violenza dei pandilleros contro 'i rivali'

Ad allertare la Squadra Mobile di Milano, diretta da Marco Calì, facendo scattare le indagini - svolte con la sezione criminalità straniera della Mobile, guidata da Vittorio Latorre e dal commissariato di Lambrate, diretto da Nunzio Trabace - erano stati diversi episodi sintomatici della nuova fase che la pandilla Barrio 18 stava vivendo. Tra tutti, il tentato omicidio del 12 luglio 2020, quando a bordo di un autobus della linea 62, in via Valvassori Peroni, era stato accoltellato un 23enne salvadoregno, scelto come bersaglio di un vero e proprio raid punitivo, solo per il fatto di essere simpatizzante di una pandilla rivale, la Ms13.

Già il 9 febbraio 2020, la Barrio 18 si era resa protagonista di un'altra violenta aggressione in un parco pubblico di piazza Bottini, zona Lambrate, dove aveva preso a calci, pugni e bastonate, sferrandogli anche alla schiena e alla testa alcuni fendenti, un altro componente della Ms13, il quale aveva dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico d'urgenza.

A settembre 2020, poi, sempre a Lambrate, nelle adiacenze della stazione, tre pandilleros avevano rapinato un connazionale della collanina d'oro dopo averlo colpito con calci e pugni, utilizzando anche una bottiglia di vetro rotta e provocando alla vittima gravi lesioni.

Sempre due componenti della gang latina, il 16 novembre 2020, insieme a un complice, su un treno regionale diretto a Vigevano (Pv), avevano rapinato una guardia giurata rubandogli la Glock di ordinanza. Nei loro confronti era stati eseguito un fermo disposto dal pm.

Gli arresti

Dopo le perquisizione svolte sin dall'alba di martedì a finire in manette per associazione a deliquere sono stati 17 salvadoregni, tutti regolari in Italia, con una dimora più o meno stabile, di giovane età (il capo della gang ha appena 25 anni) e considerati soggetti 'pericolosi'. Tra loro un 27enne, l'aggressore del raid sull'autobus 62, dovrà rispondere anche di tentato omicidio. Gli arresti, oltre che a Milano città, sono stati effettuati a Cologno Monzese, Sesto San Giovanni, Caronno Pertusella (Va) e Vigevano (Pv).

Sin dalle prime ore del mattino di martedì 5 ottobre, un centinaio di agenti, coordinati dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Milano, hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Stefania Donadeo, su richiesta dei pm titolari delle indagini, i sostituti Cecilia Vassena e Francesca Crupi, coordinati dall'aggiunto Laura Pedio.


 

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