Paninaro incendiato, Loreno riapre: "Ma il Comune mi ha lasciato solo"

Il suo camion di panini bruciato dai suoi estorsori a metà luglio. Loreno Tetti, che aveva denunciato il racket, ora ha riaperto, sostenuto dagli studenti: "Non ho paura, ma nessun aiuto dal Comune. I colleghi? Non mi salutano più, per loro sono un infame"

Il chiosco bruciato accanto a quello nuovo (foto Giambertone)

"Bentornato Loreno!". Uno striscione sulla cancellata di via Celoria 16, firmato dagli studenti di fisica della Statale, riaccoglie Loreno Tetti, il "paninaro" che ha avuto il coraggio di denunciare chi gli chiedeva il pizzo, e il cui camion è stato bruciato nella notte tra il 17 e il 18 luglio scorso.

Un centinaio di ragazzi affollano il suo nuovo baracchino, in realtà in prestito, in attesa che quello nuovo, comprato coi soldi prestati da amici, entri a pieno regime. Non solo studenti ma anche tante personalità della politica milanese. Mentre la squadra di Loreno sforna panini, lui, ricercatissimo dai giornalisti, risponde alle domande. "A Milano la mafia c'è. Se ora mi sento più protetto? E' una domanda difficile. Ma invito chiunque a denunciare situazioni come la mia".

Quanto le chiedevano?

Centinaia, migliaia di euro. All'inizio solamente per la notte, ma siccome di notte un panino costa 4 euro e una birra 4 euro, ce la fai. Poi hanno iniziato a chiedermi una tassa anche per il giorno, e non potevo pagarla. E' stata una lotta. Minacciavano, volevano che pagassi, poi mi hanno tagliato tutte e quattro le gomme. Un giorno è passata la polizia locale, ho detto loro che non ce la facevo più e mi hanno convinto a fare la denuncia. Dopo la denuncia c'è stata l'indagine che è durata un anno e passa. Anche durante le indagini hanno cercato di estorcermi dei soldi, ma siccome non ne avevo mi hanno convinto a comprare dei prosciutti in un posto dove mi avrebbero fatto credito. Glieli abbiamo consegnati con una telecamera nascosta.



A metà luglio hanno dato fuoco al suo baracchino, che è ancora qui, di fianco a quello nuovo.

Il camion bruciato è venuto dopo il processo (denominato Redux-Caposaldo, sulla 'ndrangheta, che ha portato a 35 arresti). Nessun mio collega ha confermato le intercettazioni. Abbiamo parlato in due, una è andata poi in Francia, l'altro sono io".

Quanti pagano a Milano?

Nella Milano di notte si paga dappertutto, a partire da Corso Como, davanti alle discoteche in centro, pagano quasi tutti.

Si è pentito di aver denunciato?

Non mi sono pentito ma mi aspettavo un sostegno morale ed economico da parte del Comune che invece non c'è stato. Le forze dell'ordine e il pm che ha condotto le indagini mi hanno aiutato molto, ho ricevuto tanta solidarietà.

E da parte dei suoi colleghi?

Non mi salutano più, quando mi vedono si girano dall'altra parte perchè sono un infamone, un collaboratore di giustizia. C'è molta omertà.

Ha paura oggi?

No, non ho paura. L'unico lavoro che so fare è questo. Ho fatto il ristoratore per 30 anni, ho avuto a che fare con la Milano bene, mi sono tolto diverse soddisfazioni. Poi sono rimasto vedovo, ora ho una compagna e ho cominciato con questo lavoro.

Come è cambiata la situazione a Milano negli anni?

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Non so rispondere. Ma quando lavoravo nella ristorazione nessuno è mai venuto a chiedermi soldi. In questo ambito invece che è gestito in particolare da calabresi ho trovato molte difficoltà, perchè bisogna rispettare le loro regole.

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