Cronaca

Schiscetta a scuola: accordo tra scuole e famiglie, ma il comune: "Soluzione superficiale"

I genitori di quattro bambini firmano le liberatorie: i loro figli potranno pranzare nelle mense (e non più in aule separate) coi pasti preparati a casa. Ma il comune attacca ancora

Mense scolastiche: "pace" tra genitori e scuole

I genitori di due scuole elementari di Milano hanno vinto: i loro figli potranno portare liberamente la "schiscetta" da casa, come del resto già fanno da alcuni mesi, ma potranno anche sedersi in mensa con i compagni e non in aule separate. La questione era finita in tribunale, dopo una sentenza estiva riguardante le scuole di Torino, perché quattro famiglie non si erano rassegnate a vedere i propri figli "relegati" in aula a consumare il pasto portato da casa, dopo avere rinunciato al servizio mensa di Milano Ristorazione perché giudicato di qualità scadente.

Il tribunale di Milano, a metà novembre, aveva rinviato a gennaio 2017 la decisione nel merito, invitando però le famiglie e il ministero dell'istruzione a lavorare per una mediazione. E la mediazione ha prodotto i suoi frutti: d'ora in avanti i quattro bambini pranzeranno nella stessa sala mensa dei loro compagni, anche se in un tavolo separato per evitare scambi di alimenti, e i genitori - con apposite liberatorie - solleveranno le scuole da ogni genere di responsabilità. Tra le altre cose, nella liberatoria acccetteranno il principio generale che «l'introduzione di pasti esterni possa comportare un rischio di interferenza».

La questione riguarda per ora, come detto, i quattro bambini dell'elementare Pirelli (Niguarda) e dell'elementare Giusti D'Assisi (via Palermo). Ma, vista la soluzione trovata, potrebbe espandersi anche ad altre scuole, se i dirigenti accetteranno la liberatoria. 

La "schiscetta a scuola" è fonte di diverse polemiche da parecchio tempo. Il Movimento 5 Stelle è riuscito a farsi approvare una mozione in tal senso in consiglio regionale, dopo il caso delle mense delle scuole di Corsico, proprio per chiedere che i genitori siano liberi di scegliere tra il servizio "ufficiale" e i pasti da casa

E il caso della scuola elementare Pirelli aveva scatenato la polemica politica tra gli assessori all'educazione Valentina Aprea (Forza Italia, regione) e Anna Scavuzzo (Partito Democratico, comune). L'Aprea ricordava che la regione si era già mossa, con la mozione, nel senso di venire incontro alle famiglie che non avrebbero più voluto usufruire della mensa scolastica ufficiale di Milano Ristorazione. La Scavuzzo, al contrario, aveva attaccato la famiglia della bimba coinvolta, affermando che la madre della bambina «ha violato una regola, anzi l'ha fatta violare alla figlia», in riferimento al consumo di un pasto portato da casa nei locali mensa. 

E Palazzo Marino, anche di fronte all'accordo, non arretra. E in una nota ufficiale parla di «soluzione affrettata e superficiale che non prevede tutela per i ambini e le bambine più fragili che potrebbero essere interessati da gravi forme di allergie e intolleranze alimentari». Il comune di Milano aggiunge che starebbe «elaborando una proposta che possa soddisfare le domande delle famiglie ricorrenti di far pranzare i figli a scuola con un pasto portato da casa», senza tuttavia rendere ancora noto alcun dettaglio ma aggiungendo che sarà «preferibile alla scelta di trovare una soluzione ad hoc per alcune famiglie». Per giudicare bisognerà aspettare che la proposta sia resa pubblica.

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