Cronaca

Caso Penati, "gravi indizi ma reato prescritto"

Secondo il gip il reato è corruzione e non concussione. Di qui l'ormai avvenuta prescrizione e il conseguente rigetto della domanda d'arresto

Non è più "concussione", cioè una sorta di ricatto da parte del politico nei confronti dell'imprenditore, ma "corruzione", cioè un accordo che l'imprenditore poteva anche liberamente non 'sottoscrivere', il reato di cui si è macchiato Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni. Questa, in estrema sintesi, la conclusione del gip di Monza che ha rigettato la richiesta d'arresto cautelare per Penati e il suo ex braccio destro Vimercati.

E il reato di corruzione per "mazzette" del 2001 e del 2002 è prescritto. Anna Magelli, il gip di Monza, non è però affatto tenera con Penati: "Gli atti - scrive - dimostrano l'esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione posti in essere da Penati e Vimercati".

In particolare Anna Magelli scrive che la maxi-tangente da 20 miliardi di lire, chiesta da Penati a Giuseppe Pasini per entrare nella sistemazione urbanistica dell'area Falk, "è circostanza che emerge da plurime dichiarazioni convergenti". E sui rapporti con l'altra 'gola profonda', il gip monzese scrive che "Penati si sente costantemente in debito con Di Caterina e ne teme le rivelazioni".

Stamattina però i pm Franca Macchia e Walter Mapelli hanno depositato il ricorso contro il rigetto della richiesta d'arresto. I due pm non sono d'accordo soprattutto sulla qualificazione del reato come corruzione e non concussione.

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