Cronaca

Prostituzione, giro di vite del comune di Milano: in strada contro la tratta

Palazzo Marino coordinerà interventi per salvare le ragazze in tutta l'area metropolitana

Prostitute (Foto Scotti)

La prostituzione su strada cambia volti, nazionalità, modalità, ma non muta la sostanza dello sfruttamento, dell'emarginazione, del dovere di salvare le vittime. Pierfrancesco Majorino, assessore al welfare del comune di Milano (riconfermato), ha deciso di dare una sterzata alle politiche in questo campo, in cui il comune - al di là del fatto che ci sono leggi nazionali da rispettare e che pongono paletti e regole - può fare molto, se non altro perché il sindaco è la massima autorità sulla salute pubblica nel suo territorio.

"Scendiamo in strada, come mai abbiamo fatto prima, per contrastare direttamente il fenomeno della tratta di esseri umani", spiega Majorino annunciando il progetto "Es-tratti", che parteciperà ad un badno del dipartimento per le pari opportunità (presidenza del consiglio) e prevede interventi (coordinati da Palazzo Marino) in tutta la Città metropolitana. Piazza Scala parteciperà alla spesa con 170 mila euro, ma il progetto costerà complessivamente poco più di un milione di euro.

Sarà fondamentale la partecipazione di una decina di enti e associazioni già attive in questo campo. Comuni e associazioni saranno affiancati dalle forze dell'ordine. Scopo del progetto è prendersi carico delle vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale, metterle in protezione e inserirle in un percorso di accoglienza di 18 mesi per portarle all'autonomia e al reinserimento sociale.

Per dare qualche numero, nel 2015 le cosiddette "unità di strada" delle associazioni ed enti attivi nel contrasto allo sfruttamento della prostituzione, in 867 uscite (diurne e notturne), hanno incontrato 2.252 persone, di cui 1.124 per la prima volta. Si trattava, nel 60% dei casi, di persone provenienti dall'Europa dell'Est e dalla Russia; nel 30% dei casi dalla Nigeria; nel 3% dei casi dal Sudamerica. In base ad un altro progetto ("Art. 18", che prevede protezione sociale per chi vuole uscire dal giro della tratta), sono stati attivati - sempre nel 2015 - quaranta percorsi di protezione sociale e sono state prese in carico oltre cento persone dai servizi del comune.

Il respiro "intercomunale" del progetto ha un senso perché la prostituzione, nell'ultimo decennio, si è gradualmente concentrata sulle strade provinciali dell'hinterland: la più nota (anche per vari servizi televisivi nazionali) è forse la Binasca (da alcuni soprannominata la capitale del sesso a pagamento d'Italia), ma non è certo l'unica. Resta comunque diffuso il fenomeno anche in molte parti della città di Milano. E si è gradualmente modificata anche la tecnica dello sfruttamento, che ormai in non pochi casi è diventata molto più "soft" di un tempo. Le ragazze sono oggi (apparentemente) più libere e devono versare 100-200 euro alla settimana soltanto per l'affitto del luogo di attesa dei clienti. L'eventuale indipendenza della singola ragazza non significa, ovviamente, che non vi sia necessità d'intervenire per aiutarla a liberari da un "lavoro" che non è detto si sia scelta liberamente e in piena consapevolezza.

Diverse, d'altra parte, le operazioni delle forze dell'ordine (ricordiamo "Tempesta 4", "Alba Nostra", "Alba Nostra 2" e quella di febbraio 2015 in un campo rom abusivo a Muggiano) che hanno sgominato bande che, in grande stile, organizzavano la tratta di ragazze dall'Europa dell'Est (Albania, Romania) con lo sfruttamento in forma "classica", ovvero per niente "soft". E attenzione: nel caso di febbraio 2015, su trenta ragazze liberate, soltanto una avrebbe accettato di entrare nei programmi di recupero offerti. Perché? Probabilmente la sensazione che ormai "il proprio destino sia quello". Un punto su cui il comune, in questo nuovo progetto, dovrà lavorare parecchio.

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