Cronaca San Siro / Via Giuseppe Gabetti

"E' inutile che nascondi i coltelli, per ucciderti basta meno": e prende la moglie a sprangate

Donna maltrattata salvata dalla polizia, racconta la metamorfosi violenta del marito

Immagine di repertorio

"E' inutile che nascondi i coltelli, tanto mi basta un sacchetto di plastica per ucciderti". Era più o meno questa la frase con la quale aveva minacciato sua moglie dopo che la donna, terrorizzata dall'ennesimo episodio violento, il 2 ottobre, aveva preferito mettere via ogni tipo di lama dalla cucina e dall'abitazione. Una precauzione inutile quella della signora, una 46enne italiana, tanto che al termine di una lite scoppiata alle 10 di lunedì, l'uomo l'ha picchiata lo stesso. Senza coltelli, né sacchetti ma con una spranga: due colpi dritti in testa. Un'aggressione che, fortunatamente, questa volta è bastata per far scattare l'arresto per maltrattamenti in famiglia. 

I poliziotti hanno così portato via in manette un 60enne sardo. L'uomo - secondo il racconto della questura, arrivata sul posto dopo la chiamata disperata della donna - è stata trovato all'interno dell'abitazione familiare, in via Gabetti. Era seduto sul divano, come se nulla fosse successo, mentre sul pavimento c'erano ancora le tracce del sangue perso dalla testa della moglie.

Soccorsa dai medici del 118, la donna ha raccontato alla polizia che la metamorfosi violenta del marito era iniziata quando nel 2011 aveva perso il lavoro come custode di un condominio. Da allora, il 60enne si era dato all'alcol e le lite tra i due erano diventate sempre più violente. Come aveva avuto modo di spiegare anche il 4 ottobre, giorno in cui la 46enne si era presentata al commissariato per querelare il compagno per l'aggressione del 2 ottobre: una spinta irruenta a terra, per la quale la donna era finita in ospedale. 

Una situazione limite, tanto che anche l'autorità giudiziaria ha immediatamente convalidato l'arresto. Così, mentre la poveretta finiva per l'ennesima volta al San Carlo, per il suo 'aguzzino' si aprivano le celle di San Vittore, ponendo fine ad un incubo che sembrava interminabile.
 

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