Ragazzo omosessuale picchiato a Milano: "Frocio di merda", poi calci, pugni e sputi

Il racconto di Samuele, picchiato in zona Porta Romana a Milano: "Non sono solo"

La foto pubblicata da Samuele su Facebook

Ha avuto paura. Ha avuto il terrore di andare di nuovo lì ad aspettare il tram. Ha temuto di incontrare di nuovo lui sulla sua strada. Ma poi ha deciso di parlare, di aprirsi, di spiegare. Perché sa di "non essere solo" e sa "che si può e si deve combattere l'omofobia". 

Così Samuele - ventidue anni, iscritto a Giurisprudenza alla Bocconi - ha deciso di raccontare di quell'uomo che lo ha aggredito e picchiato, aggiungendo alle botte quel "frocio di merda" urlato a gran voce. 

"Vi vorrei raccontare una storia, che chiunque può condividere e che purtroppo è la realtà e non una delle solite fake news - ha scritto Samuele sul suo profilo Facebook insieme a una foto di lui visibilmente ferito -. Tre giorni fa all’ora di pranzo sto andando a lezione e aspetto il tram a Porta Romana come ogni giorno, quando un ragazzo che non conosco mi urta mentre era al cellulare e non si è scusato. Così gli ho detto «guarda dove vai!»". 

"Frocio di merda cosa vuoi"

In quel momento, in quello che era stato un lunedì come tanti altri, inizia il suo incubo. "Mi guarda e mi dice «frocio di merda cosa vuoi» - le parole del 22enne - e continua ad insultarmi, sputandomi più volte addosso davanti a tutti, in pieno centro a Milano. Nessuno fa nulla, nessuno reagisce. Decido di andarmene, per evitare altri problemi. Lui, non contento, mi segue, dicendomi «ti seguo fino a casa sai!» Io gli rispondo «guarda, io sto solo andando a lezione, tu cosa diavolo vuoi da me?»". 

Qui, ecco le botte: "A questo punto mi sbatte a terra, tirandomi due pugni in faccia e poi un calcio su un fianco - ha spiegato Samuele -. Io provo a difendermi e cerco aiuto e la gente accorre ma non c’è nessun agente con il beneamato taser, nessuno lo ferma nella sua fuga, nessuno si è offerto di testimoniare per me, ancora. La sua faccia resta indimenticabile. Il risultato fisico di tutto questo è come potete vedere, una faccia gonfia perché c’è una frattura scomposta della mascella per la quale dovrò essere operato - l'intervento si terrà lunedì - e mi sarà messa una piastra di titanio che ci rimarrà per il resto della mia vita, oltre alle numerose ferite sulle ginocchia e a un grosso livido sul fianco sinistro".

"Adesso sono più forte"

È lui stesso a spiegare i sentimenti e la paura che gli ha lasciato addosso l'aggressione: "All’inizio ho avuto molta, molta paura di tornare lì, lo ammetto. Paura di aspettare di nuovo il tram, a quell’orario preciso, non volevo dire nulla a nessuno, volevo far finta di essere caduto dalle scale. Il risultato - il suo sfogo - è la paura che se sei omosessuale, se hai capelli tinti argento e una voce come la mia dalla quale capiscono tutto, hai paura di venir picchiato da chiunque ormai dopo un fatto del genere, se esprimi te stesso o se dici un semplice «guarda dove vai»”. 

Eppure, nonostante la paura e le ferite, Samuele ha trovato un aspetto positivo. "Io so di non essere solo, so che si può e si deve combattere l’omofobia. L’Italia può essere migliore, l’Italia di quelle persone che in qualche modo sono accorse e almeno lo hanno fatto fuggire con la loro presenza, è anche di questo che si ha bisogno. Il silenzio serve solo a peggiorare le cose, dentro di te e con chi ami e ti chiede perché tu stia male. L’Italia può essere migliore, il populismo con cui veniamo infettati ogni giorno da parte di certi politici che predicano razzismo e valori che esistono solo per loro, per fini di sola propaganda, non ci appartiene. L’odio non ci appartiene. Io - ha concluso il ragazzo - ho deciso che tornerò a prendere il tram a quell’ora, io andrò a lezione e vivrò la mia vita nella normalità perché adesso sono più forte".

La condanna dell'Arcigay

La storia di Samuele è stata ripresa anche Accanto a Samuele in prima linea c'è l'Arcigay Milano, che ha espresso "piena solidarietà" al 22enne, "aggredito in modo vigliacco e brutale", e ha dichiarato di essere disponibile "ad assisterlo nella sua azione legale". 

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"La violenza va sempre condannata ma quando è motivata da ragioni di odio razziale, di genere e orientamento sessuale è ancora più odiosa ed insidiosa perché mina sin dalle sue radici la convivenza civile stessa. Questo tipo di violenza - hanno commentato dall'associazione - mette in discussione il diritto ad esistere di interi gruppi di persone perché semplicemente percepite come diverse".
 

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