Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca Brera / Via Fatebenefratelli

Chiede il perché di un controllo: poliziotti la portano in questura, andranno a processo

I due agenti sono accusati di abuso d'ufficio. Avrebbero trattenuto la donna anche in camera di sicurezza

La questura milanese

Finiscono sotto processo due poliziotti di Milano, del Commissariato Garibaldi Venezia, responsabili di avere trattenuto in questura per più di sei ore una donna senza una ragione valida dal punto di vista giuridico. L'accusa per loro è di abuso d'ufficio in concorso. Il gip Gennaro Mastrangelo, accogliendo la richiesta del pm Roberto Pellicano, ha disposto il rinvio a giudizio. Ne riferisce Franco Vanni su Repubblica.

I fatti. Il 4 aprile 2015, in via Melchiorre Gioia, la donna vede i due agenti che hanno appena fermato un giovanissimo. Chiede dunque il perché del controllo e per tutta risposta gli agenti le chiedono i documenti. Ma lei spiega che aveva subìto un furto appena qualche giorno prima, per cui non aveva la carta d'identità (e aveva fatto denuncia quella stessa mattina). 

Gli agenti non demordono e la portano in questura per identificarla: una prassi apparentemente normale, ma da una parte non avvisano il pm di turno e, dall'altra, la trattengono in questura per più di sei ore, alcune delle quali in camera di sicurezza. E non è tutto perché, poi, la denunciano per interruzione di pubblico servizio e oltraggio a pubblico ufficiale.

La procura però non ritiene sussistenti questi reati e chiede, per la donna, l'archiviazione: lei, che è anche in grado di produrre la prova che davvero aveva perso i documenti e aveva anche presentato denuncia, va avanti. E la stessa procura di Milano, considerando l'archiviazione per la donna, procede per abuso d'ufficio verso gli agenti. Per lei è una questione di principio: vuole capire perché la sua libertà è stata limitata per oltre sei ore. Gli avvocati dei poliziotti sono di diverso avviso e pensano che l'identificazione fosse legittima, così come il trasferimento in questura e il mancato avviso del pm di turno.

Sarà il giudice a questo punto a stabilire se gli agenti del Commissariato abbiano voluto in qualche modo "vendicarsi" di una passante che chiedeva una semplice informazione, senza ricordare di avere una funzione che, alla fine, è sempre e comunque al servizio della legge e dei cittadini, o se invece avessero ragione nel trattenere così a lungo (e in camera di sicurezza) la donna.

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