Preparavano attentati in metro, arrestati 5 magrebini

Erano pronti a colpire la metropolitana milanese. Ordinanze di custodia per cinque cittadini magrebini con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. La cellula era sicuramente parte di un’ampia rete internazionale

Volevano realizzare attentati nella metropolitana di Milano e avevano messo pure gli occhi sulla chiesa di San Petronio a Bologna.

E’ stata emessa una sentenza di custodia cautela nei confronti di 5 cittadini magrebini che ha permesso, secondo il generale del Ros Giampaolo Ganzer, di sventare “una concreta minaccia terroristica per l’Italia e per altri paesi dell’Europa”.
Degli uomini raggiunti dal provvedimento tre si trovano già in alcune carceri nordafricane e uno è stato fermato pochi giorni fa in Sicilia. Solo l'ulitmo dei cinque risulta introvabile.

Il magrebino arrestato in Sicilia alla fine di maggio, Houcine Tarkhani, sarebbe stato aiutato a fuggire dall’Italia da Sabri Dibri, dopo che nel 2006 apparve sui giornali la notizie di possibili espulsioni di cittadini stranieri legati al terrorismo. Tarkhani, non sapendo del provvedimento, sarebbe rientrato da diverso tempo in Italia.

I cinque sono accusati di associazione con finalità di terrorismo, finanziamento internazionale di quest’ultimo e reclutamento ed addestramento di terroristi, per attentati e obiettivi sia civili che militari.

Dalle indagini sono emerse le connessioni internazionali del gruppo di arrestati: confermata una relazione tra il Gspc, un gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, e la più nota Al Qaida. Il colonnello Parente del Ros spiega: “Uno degli aspetti nuovi è un mutamento di strategia del gruppo salafita, che sarebbe confluito nella formazione di Al Qaida nel Magreb”.

Questo, sempre secondo gli investigatori, confermerebbe che gli obiettivi delle cellule non sono più solo Iraq e Afghanistan, ma che c’è una tentativo concreto da parte dei terroristi di colpire obiettivi in Europa: in Danimarca, Spagna e Francia sarebbero già stati individuati alcuni bersagli istituzionali presi in considerazione. Dalle indagini emerge anche un progetto di attentato all’ambasciata statunitense di Rabat. Il procure Spataro comunque tranquillizza: “i progetti erano molto vaghi e non erano entrati in una fase preparatoria concreta”.
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