Attacchi con l'acido: 'Confermare in appello la condanna a 23 anni di carcere per Alex'

Nessun attenuante per Boettcher: secondo il sostituto procuratore, Maria Grazia Omboni

Martina e Alex

Nessun attenuante per Alexander Boettcher: secondo il sostituto procuratore generale di Milano, Maria Grazia Omboni, il broker immobiliare tedesco deve essere condannato anche in appello a 23 anni di carcere, così come stabilito dalla della sentenza di primo grado che dunque va confermata, per le aggressioni con l’acido compiute insieme alla sua ex amante Martina Levato tra il novembre e il dicembre del 2014.

Nella sua testimonianza resa nello stesso processo d’appello, come ha ricordato il magistrato in un passaggio della sua requisitoria, era stata proprio l’ex bocconiana (già condannata a 20 anni in abbreviato) a descrivere Alex come un uomo “spinto da un’ossessione”, quella di ricercare gli ex fidanzati di Martina “da punire”. C’è dunque una “logica perversa”, ha evidenziato il pg, alla base delle aggressioni messe a segno dalla cosiddetta “coppia diabolica” e dal presunto complice Andrea Magnani (pure lui già giudicato in abbreviato e ora in attesa della Cassazione).

Boettcher ha già provveduto a risarcire le sue vittime e i loro familiari. Ma, come ha puntualizzato la rappresentante dell’accusa, sono risarcimenti frutto di accordi raggiunti in sede extragiudiziale che perciò non possono essere valutati in sede processuale. Il magistrato ha anche chiesto ai giudici di inviare alla Procura il verbale della testimonianza resa da Martina in appello per sollecitare la magistratura inquirente a valutare eventuali responsabilità penali a carico di Boettcher nel tentativo di evirazione allo studente Antonio Margarito da parte dell’ex studentessa.

L’udienza si è aperta con la richiesta dell’avvocato Corrado Limentani, che ha da poco assunto la difesa di Alex insieme al collega Ermanno Gorpia al posto dei “vecchi” difensori, di riaprire la fase istruttoria sulla base di un “fatto nuovo” che emergerebbe dalla testimonianza resa in fase di indagini da un’amica russa di Savi, la principale vittima della coppia diabolica, che ridimensionerebbe le responsabilità ricoperte dal broker in quell’aggressione. Istanza respinta dalla Corte d’Appello non solo perché “tardiva” ma soprattutto perché quegli atti, ha chiarito la presidente del collegio, “facevano parte del fascicolo del pm” e pertato “erano già noti alla difesa” che non ha mai chiesto di acquisirli nel processo di primo grado.

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