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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca

Rito abbreviato per Genovese, la difesa: "Troppa droga, incapace di intendere"

Secondo i consulenti della difesa l'ex manager non sarebbe stato in grado di intendere e volere all'epoca degli stupri

Il quadro clinico di Alberto Genovese, l'ex manager a processo a Milano per due violenze sessuali, "all'epoca dei fatti" sarebbe stato "caratterizzato da un disturbo cronico da abuso di sostanze stupefacenti in comorbidità con un disturbo psicotico secondario all'uso di sostanze", il tutto inserito in un disturbo della personalità "con la presenza di tratti istrionici, narcisistici e ossessivo compulsivi". È quanto sostengono i professori Pietro Pietrini e Giuseppe Sartoni nella consulenza tecnica che i difensori del manager hanno consegnato al gup di Milano; giudice che proprio oggi, mercoledì 1° giugno, ha detto sì al processo abbreviato condizionato proprio alla consulenza. La sentenza è attesa per il prossimo 19 settembre.

Le prossime tappe del processo
  • Il 27 giugno prenderà la parola in aula proprio l'imputato, quindi parlerà l'ex fidanzata e la psicologa per far luce sullo stato dell'imprenditore di start up che si sta curando in una comunità.
  • Il 7 luglio sarà la volta della pubblica accusa, rappresentata dall'aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo.
  • Il 18 luglio sarà la volta della difesa di Alberto Genovese
  • Il 19 settembre dovrebbe arrivare la sentenza del tribunale.

Il disturbo del comportamento, secondo gli esperti, avrebbe impattato sulla attività lavorativa dell'imputato e "l'alterazione cognitiva dovuta all'abuso di sostanze di quella sera ha impedito a Genovese di discernere pienamente i confini tra il consenso iniziale della ragazza nel voler avere rapporti sessuali in quelle condizioni e assumere ketamina e il successivo venir meno del consenso, come pure ha inficiato la sua capacità di altrimenti determinarsi nel comprendere quando fosse il momento opportuno di fermarsi".

Per questa ragione gli esperti ritengono "che la capacità di intendere e di volere di Genovese fosse, al momento dei fatti, quantomeno grandemente scemata". Per quanto riguarda la pericolosità sociale, secondo i due professori sarebbe correlata ed espressione diretta "della patologia che lo affligge, nello specifico del disturbo cronico da abuso di sostanze". Non solo, gli esperti anno sostenuto che Genovese, inserito da mesi in un contesto protetto e di recupero, cessata l'assunzione di qualsiasi sostanza, "risulta essere una persona prudente e priva di pericolosità sociale".

Nelle conclusioni è stato sottolineato come "La concreta prospettiva di recupero post condanna è inoltre rimarcata da ulteriori elementi nel corso del colloquio, quali: coscienza di malattia nel saper distinguere tra il 'sapere' di dover smettere di far uso di sostanze e il 'sentire' di dover smettere; la volontà di riscatto sociale in termini di investimento del proprio tempo verso progetti volti al recupero e al placement lavorativo dei pazienti ex-tossicodipendenti che hanno appena terminato un percorso di cura".

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