Cronaca

"Storia di sesso" tra Brozo e Wanda Nara Icardi: slitta il processo a Corona

Il processo è slittato per colpa degli Europei e del covid

Un po' per colpa degli Europei, dove Marcelo Brozovic e Ivan Perisic stanno giocando attualmente, un po' per via del covid, visto che Mauro Icardi e Wanda Nara sono in quarantena dopo un viaggio in Tanzania, il processo per diffazmazione contro Fabrizio Corona è slitatto ancora. Il giudice di Milano ha deciso di slittare le udienze all'anno prossimo, non prima di aver invitato gli avvocati a comunicare perentoriamente le nuove date ai loro assistiti.

La vicenda tra Icardi, Brozovic, Nara e Corona

La diffamazione di cui è accusato Corona riguarda un articolo uscito sul sito web 'The King Corona magazine' in cui si raccontava di un presunto flirt tra l'interista Marcelo Brozovic e Wanda Nara, la moglie dell'ex nerazzurro Mauro Icardi. Il magazine di Corona azzardava anche una separazione della coppia Nara-Icardi per via del flirt che Brozovic aveva subito smentito e, per questo, aveva presentato denuncia con l'avvocato Danilo Buongiorno. Da quella denuncia è scaturita la richiesta di processo.

A fine febbraio 2018 in rete e su alcuni quotidiani nazionali si era parlato di un presunto flirt amoroso tra il calciatore croato e la showgirl argentina con tanto di conseguente scontro fisico tra Brozo e il suo compagno di squadra, evidentemente furioso. A "prova" di ciò era spuntato anche un audio Whatsapp - immediatamente diventato virale - che avrebbe confermato la teoria del tradimento e del "regolamento di conti" tra i due nerazzurri. 

Peccato, però, che a sentire i diretti interessati, di vero in tutta la storia non ci sia nulla. "Non c'è stato mai alcun rapporto con la signora Wanda Nara - la secca smentita del centrocampista -. Tali false notizie scaturite da anonime registrazioni audio e poi liberamente divulgate dai media e da alcuni giornali, senza la minima verifica della vericidità della fonte, sono apertamente diffamatorie e illecite e gravemente lesive dell'immagine del predetto giocatore". 

"Peraltro - prosegue la nota firmata dall'avvocato Buongiorno per conto di Brozovic - la illegale diffusione di tale falsa notizia ha avuto una notevole propagazione a livello internazionale ed in particolare in tutta Europa e nel suo stato di origine, la Croazia, con grave disagio e sconcerto dello stesso, della propria moglie e di tutti i propri famigliari". 

"Il signor Brozovic - conclude il comunicato - vuole fare chiarezza sui responsabili che hanno messo in dubbio la propria correttezza morale e professionale. Quest'ultimo, anche a tutela della propria reputazione, sta agendo sia in sede civile che in sede penale con mirati atti di denunce querele nei confronti dei creatori della falsa notizia e degli organi di stampa apertamente colpevoli del reato diffamazione ex art.596 bis codice penale".

Wanda si era affidata a un post su Twitter per chiedere rispetto e verità. "Ultimamente stanno uscendo tante bugie su di me e sulla mia famiglia. Generalmente - aveva scritto - non rispondo mai ma in questo caso lo devo fare perché quello che si dice è di una gravità pesante. Tante bugie e cattiverie infondate. Prima di tutto sono una mamma e mi occupo dei miei cinque bambini - aveva rivendicato Wanda -. Sono sempre insieme a loro e poi sono una moglie, la moglie di Mauro". 

"Sappiate - aveva concluso - che vivo una vita normale: lavoro e mi occupo dei miei bambini, quindi voi occupate la vostra vita invece di scrivere cattiverie gratuite sulla mia. Grazie". 

Due giorni dopo, poi, era arrivata la lettera dell'avvocato della showgirl e del capitano dell'Inter. "I signori Icardi Mauro e Nara Wanda, tramite il legale Giuseppe Di Carlo, hanno depositato - spiegava il post - denunce querele in ordine al reato di diffamazione a mezzo stampa per censurare gli articoli dove si racconta di un presunto ed assolutamente inesistente «scandalo sessuale in casa Inter» nonché di «botte e tradimenti»". 

"Analoghe denunce sono state depositate - aveva chiarito l'avvocato - per ottenere l'accertamento della responsabilità penale di coloro i quali hanno prodotto e diffuso su Whatsapp l'audio richiamato nei predetti articoli, nonché la responsabilità penale dei direttori delle testate che hanno rilanciato la falsa notizia senza preoccuparsi di accertare la veridicità, la continenza e la pertinenza". 

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