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Saracinesche abbassate a Niguarda

Saracinesche abbassate a Niguarda

Uccise passanti col piccone: chiesti 20 anni e semi infermità

La requisitoria del pm. "Rancore verso la società". Chiesti anche 6 anni in ospedale psichiatrico giudiziario

Il pm di Milano, Isidoro Palma, ha chiesto 20 anni di carcere più altri 6 in ospedale psichiatrico-giudiziario per Adam Kabobo, il ghanese che l'11 maggio 2013 ha ucciso col piccone tre passanti a Niguarda, il 64enne Ermanno Masini, il 40enne Alessandro Carolè e il 21enne Daniele Carella. Chiesto anche il riconoscimento della semi-infermità mentale, così come risultante da una perizia depositata nell'ottobre 2013 in chiusura delle indagini.

Il processo si svolge con rito abbreviato. Secondo il pm, uno dei possibili moventi dell'azione potrebbe essere un forte rancore nei confronti della società, "da cui si sentiva escluso".

RINVIO - Il processo è stato aggiornato al 31 marzo per problemi di traduzione. Adam Kabobo infatti aveva problemi di comprensione, durante l'udienza, nonostante vi fossero alcuni interpreti. Dopo la requisitoria del pm e quella dell'avvocato di una delle parti civili il giudice ha chiesto agli altri legali (compreso quello della difesa) di preparare memorie scritte da tradurre.

RISARCIMENTO - Oltre al pm, dunque, ha parlato Anna Cifuni, il legale della famiglia di Alessandro Carolè, la più giovane delle vittime di Kabobo. L'avvocato Cifuni ha chiesto 400 mila euro di risarcimento per la madre di Alessandro e 200 mila per lo stesso Alessandro: in totale, quindi, 600 mila euro con una provvisionale di 100 mila.

COMUNE DI MILANO - Anche Maria Rosa Sala (legale del comune) è intervenuta, ma con una memoria scritta. Il legale di parte civile dell'amministrazione cittadina ha chiesto di quantificare il risarcimento a favore del comune (che lamenta danni d'immagine) in un procedimento civile separato. E ha chiesto una provvisionale simbolica. 

DIFESA: "INFERMITA' TOTALE" - Francesca Colasuonno, uno dei difensori di Kabobo, ha dichiarato (a margine dell'udienza) che la strategia difensiva sarà quella di chiedere il riconoscimento di un vizio totale di mente per l'imputato. E Benedetto Ciccarone ha aggiunto che "iil carcere non può dare al nostro assistito la terapia riabilitativa di cui necessita accanto alla terapia farmacologica".

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