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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Processo Garofalo, il pm: "Disperata, venne a Milano per il bene della figlia"

Secondo il pm (che oggi termina la requisitoria) la donna, poi sciolta in acido dall'ex compagno, venne a Milano per il bene della piccola Denise. L'uomo e i complici avrebbero pianificato il delitto

Si avvia al termine la requisitoria del pm Marcello Tatangelo contro Carlo Cosco, accusato insieme ad altre 5 persone di avere ucciso l'ex convivente Lea Garofalo, testimone di giustizia, sciogliendola nell'acido.

Durante la requisitoria il pm ha mostrato le immagini della telecamera in zona c.so Sempione che riprese gli ultimi istanti documentati della vita della donna, che il 24 novembre 2009 salì in auto insieme al Cosco e scomparve nel nulla. Secondo il pm, Cosco aveva pianificato il delitto e attirato convivente e figlia a Milano con la scusa di fare regali alla ragazzina (ora 19enne e parte civile nel processo contro il padre), mentre in realtà intendeva uccidere la Garofalo. "Ci pensava fin dal 2001 - ha affermato il pm - e ci aveva già provato a Campobasso sei mesi prima".

Motivo concreto della volontà omicida, secondo il pm, il fatto che la donna sapesse di un omicidio che risale al 1995. "Lea - ha affermato il pm - ha sopravvalutato sé stessa quando è andata a Milano con la figlia, ma immaginate voi una madre che non ha soldi per comprare un vestito alla figlia, che è terrorizzata, fragile e che a suo modo sta cercando di salvarsi dall'ex compagno. Ha agito ancora per il bene della figlia".

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