Processo Rocchelli, Markiv ai giudici: «Sono innocente, stabilite la verità con i fatti»

Schermaglie tra accusa e difesa durante quella che potrebbe essere l'ultima udienza del processo d'appello per la morte, in Ucraina, di Rocchelli e Mironov

«Sui civili non si sparava, tanto è vero che chi ha recuperato le salme (di Andrea Rocchelli e Andrei Mironov, n.d.r.) si è travestito da civile». E' uno dei passaggi delle dichiarazioni spontanee (via Skype dal carcere di Opera) di Vitaly Markiv, imputato nel processo d'appello per la morte del fotoreporter pavese Andrea Rocchelli e dell'attivista per i diritti umani russo Andrei Mironov, che gli faceva da interprete, avvenute in Ucraina nei pressi di Sloviansk in Ucraina il 24 maggio 2014. 

Markiv, già condannato a Pavia in primo grado a 24 anni di reclusione, è accusato di avere partecipato all'uccisione di Rocchelli e Mironov da parte della guardia nazionale e dell'esercito ucraini, "stufi" dei giornalisti che documentavano i combattimenti in corso con i separatisti del Donbass supportati e sostenuti dalla Russia di Vladimir Putin. Martedì 3 novembre l'udienza decisiva dell'appello con le repliche del procuratore generale, delle parti civili e della difesa di Markiv, e poi le dichiarazioni spontanee dell'imputato, che si è proclamato innocente. In serata la corte comunicherà se accettare le richieste della difesa (effettuare un test balistico e un sopralluogo in Ucraina) o pronunciare la sentenza.

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Markiv: «Sono detenuto modello e servitore dello Stato»

Markiv, oggi trentenne, ha respinto l'accusa di avere organizzato una fuga quando, nel 2017, era recluso a Pavia. «Hanno cercato di sfregiarmi sul piano personale: durante la mia permanenza a Pavia, per venti giorni non ho mai incontrato nessun educatore o psicologo, ma il tempo è bastato per descrivermi come un mostro. Vi invito invece a leggere il rapporto del direttore del carcere di Opera», rapporto che lo descrive come un detenuto modello: «Non ho mai avuto un rapporto disciplinare, non ho mai avuto un richiamo e ho sempre avuto rispetto per il personale penitenziario», ha detto: «Sono un servitore dello Stato, ho un profondo rspetto per le istituzini e per la legge, per lo Stato di diritto e per la giustizia, tanto che mi sono arruolato nella guardia nazionale e ho dedicato la mia vita alle istituzioni».

Schermaglie tra accusa e difesa

Durante l'udienza, schermaglie tra l'accusa e la difesa. La procuratrice generale Nunzia Ciaravolo, che ha chiesto la conferma della condanna in primo grado, ha respinto le frasi di Raffaele Della Vallle, legale di Markiv, sull'indipendenza della magistratura italiana, chiedendo che non venissero prese in considerazione («qui non si fa politica»). Sempre la Ciaravolo ha aggiunto che non ha importanza se gli ucraini avessero riconosciuto i cinque passanti (tra cui Rocchelli e Mironov) come giornalisti o no, in ogni caso erano civili, provocando la risposta di Donatella Rapetti, l'altra legale di Markiv, secondo cui è «la prima volta che viene ammesso che si potevano non riconoscere come operatori dell'informazione». 

Un altro passaggio della Ciaravolo, cioè che non conti più di tanto stabilire se c'è stato «fuoco incrociato» (come emerge dall'audio di Mironov), è stato duramente contestato dalla Rapetti: «Cambia completamente la dinamica dei fatti! Andiamo a verificare sul posto, perché non volete farlo? Ci sono di mezzo 24 anni di prigione e vogliamo un esperimento scientifico, non "qualcosa del genere"».

Markiv: «Facciamo i test, dimostreranno la mia innocenza»

Prima che la corte, presieduta da Giovanna Ichino, si ritirasse in camera di consiglio, Markiv ha chiesto che si prenda in considerazione la richiesta di un sopralluogo sulla collina di Karachun, per capire che cosa si poteva vedere dalle varie postazioni dell'esercito e della guardia nazionale ucraini, e di una prova al poligono di tiro, per verificare che con un Kalashnikov (l'arma in dotazione a Markiv) non è possibile colpire un bersaglio (né identificarlo) da 1.600-1.800 metri di distanza. «Qualsiasi test balistico dimostrerà la mia innocenza», ha affermato Markiv durante le dichiarazioni spontanee, «così come la frase presa fuori contesto dalla mia intercettazione in carcere, che si è dimostrata diversa da come era stata interpretata». Markiv ha chiesto alla corte di «stabilire la verità con i fatti».

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