Morte Rocchelli, presunte minacce all'interprete del processo di Pavia

La notizia come un fulmine a ciel sereno. Disposta la ritrascrizione dell'intercettazione di Markiv in carcere: tutta intera, come chiedeva la difesa

La seconda udienza d'Appello

Sarebbe stata minacciata, e per questo avrebbe rinunciato all'incarico, l'interprete di parte del processo di primo grado per la morte di Andrea Rocchelli e Andrej Mironov, che si è tenuto a Pavia tra il 2018 e il 2019 e si è concluso con la condanna a 24 anni di reclusione del soldato della guardia nazionale ucraina Vitaliy Markiv. E' emerso durante la seconda udienza del processo d'appello, a Milano, giovedì 1 ottobre, a cui hanno assistito anche il ministro dell'Interno ucraino Arsen Avakov, il suo vice Anton Gerashchenko e l'alto rappresentante per i diritti umani del Parlamento ucraino Lyudmila Denisova.

In apertura di udienza la presidente della corte, Giovanna Ichino, ha convocato in camera di consiglio gli avvocati di tutte le parti e il procuratore generale Nunzia Ciaravolo. Sul tavolo la decisione di acquisire agli atti una frase mai trascritta, intercettata l'1 luglio 2017 a Markiv in carcere, «abbiamo fottuto un reporter». La difesa chiedeva che fosse eventualmente acquisita l'intera conversazione non trascritta, derubricata ufficialmente con "rumori di sottofondo", della durata di quasi un'ora. 

In quel contesto la Ichino ha riferito agli avvocati e al pg della visita, avuta il giorno prima, da parte di una dipendente dell'agenzia di interpretariato che riferiva che la precedente interprete aveva ricevuto minacce e aveva rinunciato all'incarico, già durante il processo di primo grado.

In aula, la difesa di Markiv e quella dell'Ucraina hanno chiesto che venisse "cancellata" ogni altra trascrizione della stessa interprete durante il procedimento di primo grado: «Se la procura non si fida più di lei riguardo all'intercettazione in cella, noi non ci fidiamo più di tutto il resto del suo lavoro», il senso della reazione dei legali. In particolare, sotto accusa l'ottava udienza del processo, quella dell'8 febbraio 2019, quando a Pavia sono stati sentiti i comandanti di Markiv all'epoca dei fatti, poi eletti al Parlamento: Bogdan Matkivskyi e Andrii Antonyschak. Le cronache dell'epoca (anche quelle schierate con l'accusa) riferiscono di frequenti problemi di traduzione durante l'udienza.

Presunte minacce: trasmessi gli atti in procura

La corte alla fine ha disposto l'acquisizione di tutta la parte di nastro che pareva "vuota", e non solo della frase in questione, incaricando un'interprete dell'elenco apposito del Tribunale che sarà affiancata da una consulente della difesa. L'intercettazione entra nel processo come integrazione, non come nuova prova, e sarà anche ascoltata in aula.

Disposta poi la trasmissione alla procura della Repubblica una notizia di reato a carico di ignoti, con l'interprete precedente in qualità di vittima. La giudice Ichino ha preferito non esprimere altri dettagli, ma sembra si riferisse proprio alle presunte minacce. Infine ha deciso di non tornare sulla trascrizione dell'udienza dei comandanti di Markiv del febbraio 2019, lasciando agli atti quella già acquisita.

Per ora non sono state prese altre decisioni. La terza udienza si terrà il 15 ottobre per dare tempo di trascrivere il pezzo di nastro finora non agli atti, fissandone già un'altra per il 23. Solo a quel punto la corte deciderà se accogliere anche le istanze della difesa di Markiv e dello Stato ucraino (chiamato in causa e costituitosi parte civile). Tra queste, alcuni pezzi del documentario "The wrong place" e le testimonianze sia di cittadini di Sloviansk (già sentiti dalla polizia ucraina) sia di esperti intervistati nel documentario. Ma anche una prova balistica al poligono e un sopralluogo a Sloviansk, mai effettuato dagli investigatori italiani.

«E' stato un pareggio, uno a uno», ha commentato a MilanoToday l'avvocato di Markiv, Raffaele Della Valle: «Hanno accettato una richiesta della procura, ma anche la nostra integrazione. Rifaranno la perizia dell'intercettazione non sulla base di un'unica frase ma di un intero contesto, da cui si potrà spiegare il significato di una frase che ancora non conosciamo».

Avakov: «Fiducia nella corte, speriamo acquisiscano le nostre prove»

«La corte dimostra grande interesse per i dettagli del processo», ha commentato a MilanoToday il ministro Avakov al termine dell'udienza: «Ci auguriamo che tutti i materiali presentati da noi possano essere valutati e utilizzati. I nostri esperimenti mostrano l'assurdità dell'accusa. Dall'altro lato, le indagini ucraine hanno molti sviluppi in merito all'uccisione di Rocchelli e Mironov. Abbiamo anche la prova effettuata sul video di Rougelon, che dimostra che gli spari registrati nel video non provengono da oltre 1.500 metri ma da vicino (dai separatisti, n.d.r.); contiamo sulla giustizia vera e ci aspettiamo che venga fatta. E non lasceremo mai il nostro sldato perché lui difendeva la Patria e non è colpevole di tutto ciò di cui è accusato».

Foto 1: Arsen Avakov e Oksana Maksymchuk, la madre di Markiv

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Foto 2: Lyudmila Denisova

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