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Attentato al bus pieno di studenti, pm chiede 24 anni per l'autista: e Sy dà le spalle al giudice

Il suo fu un sequestro di persona a scopo di terrorismo ed eversione. Ne è convinto il pm

Ventiquattro anni di carcere. È questa la richiesta del magistrato milanese nei confronti di Ousseynou Sy, accusato di strage, incendio, resistenza, lesioni con l’aggravante di aver agito con finalità terroristiche.

Ousseynou Sy è l’autista si origini senegalesi che il 20 marzo 2019 a San Donato Milanese, comune a Sud del capoluogo lombardo, sequestrò e dirottò un bus con a bordo una cinquantina di allievi, due maestre e una bidella della scuola media “Vailati” di Crema e poi lo incendiò.

autobus-incendio

Il suo fu un sequestro di persona a scopo di terrorismo ed eversione. Ne è convinto il pm Luca Poniz che ha deciso di riformulare “in corsa” una delle imputazioni contestate al 46enne: non più sequestro di persona semplice, ma sequestro di persona a scopo, appunto, di terrorismo o di eversione, reato sancito dall’art. 298 bis del codice penale che punisce “chiunque per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, sequestra una persona”.

Da qui la richiesta del magistrato milanese di condannare l’imputato a 24 anni. Il principale obiettivo di Sy, ha osservato il pm Poniz in un passaggio della sua lunga requisitoria, era infatti “creare una situazione concreta di pericolo in grado di destare allarme nell’opinione pubblica e intimidire la popolazione”.

Le spalle al magistrato durante il processo

Curioso e ampiamente interpretabile l'atteggiamento dell'imputato in aula. Rinchiuso nella cella riservata ai detenuti ma con le spalle rivolte verso l’aula. Così Ousseynou Sy, ha assistito all’udienza del processo. L'udienza si è svolta nell’aula bunker del carcere di San Vittore, dove è possibile garantire il distanziamento tra i presenti. Presente in aula anche Alberto Nobili, il coordinatore del dipartimento antiterrorismo della procura di Milano. L’imputato, dichiarato pienamente capace di intendere e di volere, si è seduto di fronte al muro: un modo per “dare le spalle” al magistrato e alle altre persone presenti in aula.

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