Modou, dal barcone ai campi di calcetto della serie A: e ora sogna una “grande” squadra

La storia di Modou Danso, 19enne gambiano arrivato in Italia su un barcone e diventato calciatore nella squadra di calcio a 5 di Augusta. Tutto grazie a un carabiniere "speciale"

Modou

Quando le sue orecchie sentono quella parola, i suoi occhi scuri si illuminano incredibilmente. Quando ne parla si agita sulla sedia - come a voler sottolineare che la faccenda è seria -, e quel ciondolo dorato a forma di Africa che porta al collo sbatte sul petto. Il calcio per Modou Danso, diciannove anni, dal cuore del Gambia, è «la cosa più bella del mondo, è davvero tutto». Quel gioco è stato, poco più di due anni fa, il segreto che gli ha permesso di non aver paura quando i suoi compagni di viaggio ne avevano. È, e lui spera che lo sarà, il lavoro che gli permette di vivere in Italia e di farlo da cittadino libero. Regolare. 

Sì, perché quando il 18 febbraio del 2014 Modou arriva in Italia, al porto di Augusta, lo fa a bordo di un barcone partito due giorni prima dalla Libia. Lo fa da profugo. Due mesi prima aveva lasciato sua mamma nella loro casa di Katchang ed era partito, attraversando l’Africa fino ai porti libici. In Sicilia, però, a soli diciassette anni, e completamente solo, trova uno “zio”: «Per me è uncle Roger, la persona che ha fatto tutto per me». Roger è un carabiniere del reparto antisommossa del terzo Reggimento Lombardia, ma per quel giovane gambiano è di più: è l’uomo che, insieme ai suoi colleghi, subito si interessa alla sua storia e alla sua vita. 

Dopo averlo visto per una settimana intera da solo e in disparte nel centro di accoglienza temporaneo, quel militare gentile gli parla - era uno dei pochi lì a sapere l’inglese - e scopre che quel ragazzo soltanto qualche mese prima aveva esordito nella nazionale Under 17 di calcio del Gambia. Poi, aveva deciso di scappare «per problemi economici» e perché «vivere da noi non è sicuro», da quando - 22 luglio 1994 - il presidente “padrone” Yahya Jammed ha preso il potere con un colpo di Stato. 

Il carabiniere capisce perché il diciassettenne è triste - “Io pensavo solo al calcio”, ricorda oggi lui - e decide che qualcosa va fatto. Contatta il presidente dell’Augusta calcio a 5, parla con l’allenatore e alla fine ottiene una promessa: Modou farà un provino. «Il primo impatto è stato davvero difficile - dice sorridendo il calciatore -. Ero stanco, distrutto ma non mi sono arreso. Mentre ero sul barcone non avevo paura perché pensavo al mio sogno. Non potevo arrendermi». 

Così, passa una settimana: il ragazzino si allena - «Correvo da solo nel centro d’accoglienza», che ironia del destino era proprio il palazzetto dello sport - e arriva una seconda occasione. Giovanni Santanello, patron dell’Augusta, e Andrea Tringari, il presidente, non ci pensano neanche un secondo: Modou diventa un calciatore dell’Augusta, serie A2 di calcio a 5. 

Il resto, per “l’ex profugo”, è tutto un sogno che si avvera: le partite con l’Under 17 e l’Under 21 dell’Augusta - con cui nell’ultimo anno ha segnato quasi trenta gol -, l’esordio in prima squadra, la prima rete tra i “grandi” contro il Catania, il diploma preso a scuola e le lezioni serali fatte a casa con i compagni di squadra da autodidatta «perché per giocare a calcio capirsi è fondamentale». 

Di sognare, però, Modou - che ora ha diciannove anni - non ha ancora smesso. Ora vorrebbe tornare al suo primo grande amore - il calcio a 11 - e vorrebbe avere l’occasione per mostrare ad una squadra italiana che è un gran difensore centrale. Magari per inseguire la carriera dei suoi idoli Steven Gerrard e Leonardo Bonucci. O per imitare le gesta dei calciatori del Napoli, la squadra per cui fa il tifo da quando è in Italia. «Il calcio è la mia vita - dice, mentre il ciondolo a forma di Africa continua a sbattere sul petto -. Basta un solo giorno, un solo provino. Sono pronto anche a giocare gratis».

Perché a lui bastano i soldi per sopravvivere, il resto li manda a sua mamma in Gambia. Perché il sogno di Modou ha il colore verde di uno dei campi di calcio della serie A. Verde proprio come quella maglietta dell’Augusta che ha regalato al suo “carabiniere speciale” che è venuto ad abbracciare a Milano. Un abbraccio che ha racchiuso tutti i grazie che Modou voleva dire al suo «uncle Roger». 

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