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La protesta

La protesta

Nudi e insanguinati: la protesta 'choc' di una ventina di persone in centro a Milano. Foto

"Ogni anno nel settore della pelletteria vengono uccisi e macellati oltre 1 miliardo di animali"

Una ventina di attivisti si sono spogliati in Piazza San Babila a Milano, nudi, ammucchiati gli uni sugli altri e ricoperti di sangue finto a simboleggiare il numero di animali vittime dell’industria della pelletteria perché se è vero che sempre più brand stanno finalmente rinunciando alle pellicce, la sensibilizzazione nei riguardi del pellame è ancora lontana.

In occasione della settimana della moda, infatti, gli attivisti animalisti dell’Associazione Onlus Iene Vegane, sul modello della scenografia organizzata ogni anno dall'associazione AnimaNaturalis "Sin piel", vogliono attirare l'attenzione di stilisti e media sulla violenza che si cela dietro all'utilizzo di pelli, pellami e inserti per la creazione di borse, scarpe, cinture e accessori.

Manifestazione animalista in San Babila

"Ogni anno - riferiscono gli attivisti - nel settore della pelletteria mondiale vengono uccisi e macellati oltre 1 miliardo di animali. E il problema non è solo il numero, ma le modalità. L’attenzione verso la brutalità delle industrie alimentari nei confronti degli animali si è acuita molto, ma c’è ancora chi dimentica le angherie a cui quotidianamente vengono sottoposti da parte di altre realtà come, ad esempio, quelle della moda e della pelletteria in particolare".

"Non solo serpenti, coccodrilli e struzzi, ma anche milioni di bovini che subiscono la decornazione e la castrazione spesso senza antidolorifici, vengono caricati su camion affollati e trasportati nei macelli dove vengono uccisi, a volte mentre sono ancora coscienti", hanno aggiunto.

"Nel 2020 - ha dichiarato Alessandra Di Lenge, presidentessa delle Iene Vegane - abbiamo la possibilità ed il dovere morale di dare voce a chi non ce l’ha, come ha detto il premio Oscar Joaquin Phoenix. Scegliere una vita non cruenta non è un diritto ma un dovere morale".

L'industria della pelle

"L'industria della pelle - hanno concluso - è responsabile del 51% di tutte le emissioni di gas serra. Trasformare pelli di animali in pellame richiede 130 diversi prodotti chimici, compreso il cianuro, e le persone che lavorano e vivono vicino alle concerie spesso si ammalano a causa dell'esposizione a queste sostanze chimiche tossiche. Un messaggio chiaro per gli addetti ai lavori e per gli acquirenti, contro una pratica crudele e inutile che mira ad aumentare la consapevolezza della sofferenza degli animali utilizzati nell'industria della pelliccia".

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