Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca Porta Romana / Via Mantova

L'ex carabiniere, il figlio e la "casa chiusa" nello studio di tatuaggi a Milano

Arrestati un 65enne, ex carabiniere, e suo figlio. Insieme avrebbero gestito una casa chiusa

L'interno del centro tatuaggi

Da venticinque anni aveva svestito la divisa. Per i dodici anni successivi aveva gestito una agenzia di investigazioni private, probabilmente per sfruttare le conoscenze apprese durante gli anni di servizio. Da cinque anni, invece, secondo le indagini della polizia, si sarebbe concentrato su altro, coinvolgendo negli affari anche suo figlio. 

Due uomini sono stati arrestati martedì dagli agenti del commissariato Monforte Vittoria con l'accusa di reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione per aver creato una "casa chiusa" all'interno di uno studio di tatuaggi di via Mantova. A finire nei guai sono stati Gaetano R., un 33enne palermitano senza precedenti e domiciliato a Saronno, e suo padre Benedetto, che di anni ne ha 65 e che, stando a quanto verificato nell'indagine, ha prestato servizio nei carabinieri per 17 anni, fino al 1996. 

Nel 2016, secondo le ricostruzioni degli investigatori, guidati dal dirigente Manfredi Fava, i due avrebbero registrato a loro nome, alla camera di commercio di Milano, una associazione dalla quale è poi nato un negozio di tatuaggi, aperto inizialmente in zona Maciachini e poi spostato proprio in via Mantova, in Porta Romana. 

I fari dei poliziotti sullo studio si sono accesi dopo alcuni esposti presentati in Questura da residenti della zona, che avevano notato un sospetto viavai di uomini dal centro tatuaggi. Così, per 15 giorni gli agenti hanno monitorato il locale a distanza e sono anche riusciti a fermare tre clienti. A quel punto, gli investigatori hanno ricostruito che in realtà di tattoo in quel locale se ne facevano pochi. Dopo un contatto telefonico, infatti, i clienti ottenevano dai due gestori, padre e figlio, un vero e proprio tariffario con i servizi offerti, che venivano scelti online. Quando avveniva il pagamento, sempre secondo le indagini, l'acquirente inviava uno screen ai titolari del centro, che poi fissavano l'appuntamento. Vittime dello sfruttamento negli ultimi mesi erano due ragazze romene di 24 e 33 anni, mentre in passato sarebbero state spinte a prostituirsi anche due giovani italiane. 

Il centro tatuaggi, dove in realtà gli agenti hanno trovato un grosso letto rosso ma poco o nulla che avesse a che fare con disegni e inchiostro, è stato sequestrato e chiuso. Lì, stando alle indagini, le prostitute ricevevano almeno tre clienti al giorno, per un giro d'affari decisamente importante. Alle ragazze, hanno accertato gli investigatori, veniva dato il 50% del prezzo pagato dagli uomini - sempre tra gli 80 e i 150 euro -, mentre il resto dei soldi restavano a padre e figlio.

I poliziotti non sono per ora riusciti a ricostruire con certezza da quanto tempo la "casa chiusa" fosse in attività, ma sono certi che anche durante il lockdown dello scorso anno padre e figlio abbia continuato a lavorare, con le uniche accortezze di tenere la saracinesca abbassata, di far entrare i clienti dal retro e di restare all'esterno del palazzo a controllare che non passassero di lì occhi indiscreti. 

Martedì, quando i poliziotti hanno arrestato il 33enne e il 65enne, il papà - che ha vecchi precedenti per porto abusivo di arma e falso ideologico - era proprio davanti al condominio a fare da guardia. Una volta in commissariato, ha detto agli agenti di essere stato carabiniere e, a suo dire, di aver lavorato per i servizi segreti per ben 16 anni. Neanche quell'improvvisa confessione, però, è servita a salvare lui e suo figlio dalle manette. 

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