Cronaca Duomo / Via Dante

Prostituzione, ragazze schiave da liberare. Ma per Expo aumenteranno

La stima è di 15 mila presenze in più per l'esposizione. Molte saranno vittime della tratta. Ma possibile che nessuno si fosse accorto della particolare brutalità con cui la banda (19 arresti) appena sgominata agiva?

Prostituta aspetta clienti

E' della prima settimana di febbraio la notizia dei 19 arresti per sfruttamento della prostituzione anche minorile, a Milano. Una banda organizzata meticolosamente, che "acquistava" le ragazze in Romania e le portava in Italia, dove le costringeva a vendere il proprio corpo sulla strada, per poi farle alloggiare nei campi rom in cui loro stessi si trasferivano.

L'indagine, che proseguiva da tempo, ha fatto emergere un quadro desolante e drammatico di sfruttamento e schiavismo. Giovanissime, poco più che bambine, chiamate "capre" dai membri della banda e trattate, davvero, come non fossero esseri umani: da usare, far usare, picchiare e segregare, fors'anche stuprare (che poi, a quell'età e senz'assenso, ogni rapporto era certamente uno stupro per loro, vittime inconsapevoli di un'atrocità senza definizione).

E però, chi "vive" la città - come succede ai giornalisti e come dovrebbe succedere agli amministratori - e non si limita ai percorsi casa-lavoro, sapeva o avrebbe dovuto accorgersi. Avrebbe dovuto capire che una schiera di ragazzine adolescenti in viale Ortles non era lì per caso, non era lì autonomamente. Avrebbe potuto collegare con la presenza (molto discreta) di uomini che passeggiavano per i marciapiedi, sia pure esercitando un controllo del territorio "soft" tanto da permettere che le loro schiave venissero accompagnate, sovente, al campo dagli stessi clienti, in cambio di una prestazione gratuita.

Avrebbe dovuto indagare e arrivare a sapere che in alcuni casi i rapporti sessuali non erano protetti, trasformando di fatto alcune strade della periferia sud di Milano in una bomba batteriologica fatta di Aids e anche di altre malattie trasmissibili sessualmente. Avrebbe dovuto intervenire, soprattutto se in capo al sindaco e al consiglio comunale la legge assegna la responsabilità della salute pubblica e dell'assistenza sociale. Due sindaci, maggioranze diverse a Palazzo Marino e nei consigli di zona di competenza, possibile che nessuno si sia mai accorto di niente? Verrebbe da chiedersi: "Dove vivono?". A giudicare dalle dichiarazioni post-arresti, parrebbe che perfino ex vicesindaci abbiano scoperto solo adesso tutto quanto. Forse meglio così che pensare che sapessero e non hanno fatto niente.

Innanzitutto c'erano ragazzine da liberare (immediatamente) dalla morsa di una giovinezza che non augureresti al tuo peggior nemico. Poi, sfruttatori senza pietà da assicurare alla giustizia. Infine, direbbero molti, cercare di capire come combattere la prostituzione partendo dalla radice, che in genere, in questi discorsi, viene fatta coincidere con la "domanda".

Intanto la prostituzione prospera. Quanti viale Ortles ci sono a Milano e nell'hinterland? Altri di sicuro. Sono attese - per Expo - 15 mila pay-girls (come vengono spesso chiamate) a Milano. Che finiranno tutte nel sottobosco ipocrita concesso dalla legge Merlin, che da un lato non proibisce (la prostituzione) e dall'altro non permette (qualsiasi altra cosa). Una legge, in verità, che ha avuto e ha i suoi pregi, ma che lascia troppa libertà al decisore politico, da una parte spinto a ordinanze anticostituzionali con maxi multe ai clienti, dall'altra a chiudere entrambi gli occhi di fronte alle 14enni che, in attesa che qualcuno le liberi, crescono e diventano 20enni. Con ferite che non si rimargineranno mai più.

Ora non c'è più tempo per cambiarla, dobbiamo rassegnarci all'arrivo (anche se la stima pare un po' eccessiva) e soprattutto allo sfruttamento. Perché per poche che si organizzeranno, da altre parti d'Italia o dall'estero, molte, moltissime saranno costrette a venire qui. Condotte da bande non dissimili da quella sgominata a febbraio. Se non così spietate, certamente altrettanto schiaviste.

Paradosso: non resta che augurarsi che la "prostituzione Expo oriented" abbia una percentuale più alta possibile di "high profile", da albergo a quattro o cinque stelle e cene eleganti: il più possibile giovani ragazze che vengono a Milano da sole e si cautelano, il meno possibile giovanissime sfruttate e schiavizzate. Non è che cambi molto, sempre di quello si tratta, ma almeno diminuirebbero gli effetti nefasti. Vien però parecchia tristezza a pensare che la politica non possa farci niente, o - peggio - non ci abbia nemmeno pensato per tempo.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Prostituzione, ragazze schiave da liberare. Ma per Expo aumenteranno

MilanoToday è in caricamento