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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca Porta Lodovica / Viale Toscana

Prostitute schiavizzate, stuprate e maltrattate da una banda di rom: 19 arresti

A dare il via alle indagine alcune lettere anonime arrivate al commissariato di Scalo Romana

Erano segregate come "capre" - come d'altronde amavano chiamarle i loro aguzzini - in una baracca di un campo rom abusivo nei pressi della Tangenziale Ovest, nel quartiere di Muggiano a Milano. Nessuna di loro si aspettava una liberazione da quella che ormai da tempo era diventata la loro "vita". Invece, all'alba di giovedì 5 febbraio, gli agenti del Commissariato di Scalo Romana hanno fatto irruzione per liberarle tutte e per arrestare la banda che lucrava sulle loro sofferenze (VIDEO).

L'operazione "Judicata", dal nome della commissione che nei campi nomadi decide la "giustizia", è di quelle che stravolge la vita di molti: in primis delle vittime, una trentina di ragazze romene (non di etnia rom), incredule e perfino spaventate dalla ritrovata libertà; e poi dei malfattori, 19 soggetti, quasi tutti romeni di etnia rom. 

L'indagine, coordinata dalla pm Ester Nocera prima e da Enrico Pavone poi, ha fatto emergere un quadro di ordinaria inumanità. Talmente ordinaria che perfino alcuni clienti ne erano diventati complici, diventando in qualche maniera collaboratori attivi. Come quei due pensionati italiani ultrasettantenni (arrestati) che in cambio di rapporti sessuali accompagnavano le donne dal campo nomadi al "posto di lavoro".

Ma è il lato più scuro, quello dell'inumanità, ad emergere con forza: come quando le donne, spesso minorenni, venivano comprate e scambiate come merce tra i vari aguzzini, dai 3 ai 7mila euro in base alla loro redittività. Una di loro in particolare venne venduta dalla madre di etnia rom quando aveva 14 anni, così per lei ci fu il trasferimento forzato dal campo di Baranzate a quello di via Dudovich (che all'epoca era la sede operativa della banda). Ma ci sono anche gli stupri di gruppo, le minacce, le torture, le sevizie a cui erano sottoposte quando si rifiutavano di obbedire o non eseguivano bene il loro "dovere". C'è la storia della donna costretta a vendersi in strada anche subito dopo un aborto oppure quella delle due ragazze malate di Aids.

Qualcosa però cambia nell'estate del 2011. Qualcuno, forse un cliente, oppure una delle vittime, scrive una lettera anonima in perfetto italiano e molto dettagliata al Commissariato di Scalo Romana. Gli agenti iniziano ad indagare nelle zone indicate (via Ripamonti, viale Brenta, viale Ortles, via Bazzi, viale Tibaldi, viale Toscana). Le missive si ripetono. La "gola profonda" fornisce sempre nuove ed importanti rivelazioni mentre le ricerche degli agenti si concentrano nell'ordine nei campi rom di via Dudovich, via Sacile, via Gatto e Muggiano, che sono state nel tempo le varie "centrali operative" della banda.

Nel corso delle indagini si scopre che a capo del gruppo di sfruttatori - secondo quanto rivelato dal dirigente di polizia Angelo De Simone - ci sono due giovani fratelli, classe '86 e '90, Ionut e Laurentiu Calin, noti come "Daniel" e "Gaman". Il gruppo dei nomadi per tutto il corso delle investigazioni si è scontrato in maniera feroce con un loro "concorrente", alias l'"albanese", Zef Bacaj (arrestato) di 25 anni. Negli anni, tra l'albanese e i romeni c'è prima una sparatoria nel campo rom di via Salice e poi una mega rissa in piazza Bonomelli, con la Bmw di Bacaj devastata. 

Dopo gli arresti, le autorità hanno messo a disposizione delle donne una percorso di supporto psico-sociale. Le indagini adesso si spostano sul campo patrimoniale per cercare di comprendere dove sono finiti tutti i proventi dell'attività di sfruttamento che, verosimilmente, andava avanti almeno dal 2007. L'ipotesi principale è che i criminali abbiano acquistato molte proprietà in Romania, origine e fine dei loro delitti.

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