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Repertorio

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Milano, ancora un'altra protesta dei migranti al Cpr: in 17 salgono sul tetto

La dimostrazione sarebbe dovuta alla notizia "di imminenti rimpatri, forse già da giovedì", come ha riferito il comitato Mai più lager-No ai Cpr su Facebook

Dopo che all'inizio dello scorso dicembre gli avvocati penalisti di Milano avevano denunciato una "situazione disumana" al Cpr di via Corelli a Milano, i migranti ospiti della struttura nella serata di mercoledì 6 gennaio hanno dato vita all'ennesima protesta, che questa volta si è svolta senza particolari tensioni, anche se ha visto 17 persone salire sul tetto.

Nell'arco di circa un'ora e mezza i manifestanti sono stati convinti a scendere e secondo quanto ricostruito dalla questura in base ai primi accertamenti tutto si è svolto senza che vi fossero danni di rilievo all'edificio, come era invece capitato in precedenti occasioni.

Il comitato 'Mai più lager-No ai Cpr'  su Facebook ha scritto che la protesta sarebbe stata dovuta alla "notizia di imminenti rimpatri, forse già da domani (giovedì 7 gennaio, ndr), i primi da quasi un mese dopo l' ingresso, la settimana scorsa, di oltre 40 nuove persone, come sempre per lo più di nazionalità tunisina, appena sbarcate dalle navi quarantena in Sicilia".

"Neppure il tempo di nominare avvocati di fiducia, specie senza telefoni - ha continuato il comitato -.  Alcuni degli attuali ospiti provengono anche dal Cpr di Torino e di Roma, dove a capodanno le proteste sono state sedate coi lacrimogeni. Come di regola, chi ha visto troppo o è stato troppo irrequieto, viene trasferito per fargli perdere contatti con avvocato, famiglia e solidali. E rimpatriato appena possibile. Milano non fa eccezione a questo macabro meccanismo tritacarne".

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