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Giovedì, 13 Giugno 2024
Beccaria, il giorno dopo

Il giorno dopo la protesta dei detenuti al Beccaria. Soumahoro: "Ragazzi manganellati"

Per l'associazione Antigone non è stata una vera rivolta ma una protesta rientrata "senza feriti". La visita ispettiva di Soumahoro e il botta e risposta tra Sala e il sottosegretario Ostellati

Non ci sta a chiamarla "rivolta", quella successa mercoledì nel pomeriggio al carcere minorile Beccaria di Milano, il presidente dell'associazione Antigone Patrizio Gonnella. "Ieri - afferma in una nota - molti dei ragazzi detenuti hanno inscenato una protesta rientrata dopo poche ore, senza violenza e senza che nessuno sia risultato ferito". Una protesta consistita in "mancato rientro in cella e battitura delle sbarre".

Una protesta, dunque, non una "rivolta". Per Gonnella, "bisogna cercare di capire cosa sta accadendo in quell'istituto dove, un mese fa, la metà degli agenti in servizio è stata indagata per torture e altri reati connessi ai casi di torture". Un clima di "violenze e sopraffazione generalizzato". Per l'associazione Antigone, che si occupa quotidianamente di carcere e di diritti dei detenuti, "il problema del Beccaria è la mancanza di fiducia verso l'istituzione, e le proteste come quella di mercoledì vanno affrontate con il dialogo, per ripristinare la fiducia fondamentale tra custodi e custoditi". Di qui la chiamata rivolta alle "istituzioni non carcerarie", primo tra tutti il Comune di Milano, ma anche la Regione Lombardia, la magistratura, l'avvocatura e la società civile.

No al trasferimento dei maggiorenni

"Parlare di rivolta non aiuta ad andare verso questo dialogo", afferma Gonnella, e ancora meno aiuterebbe l'eventuale approvazione del Ddl sicurezza, che anche per le cosiddette rivolte non violente "prevede pene sproporzionate". Per capire, i ragazzi protagonisti della protesta al Beccaria mercoledì avrebbero potuto subire pene fino a 8 anni. Ma viene contestato anche l'eventuale trasferimento dei cosiddetti 'giovani adulti', ovvero i maggiorenni detenuti al Beccaria, nelle carceri per adulti: "Una soluzione penale a una questione sociale", mentre andrebbero "ascoltate le proteste penitenziarie perché denunciano problemi che un'istituzione sana deve prendere in carico". I maggiorenni possono essere detenuti negli istituti penali minorili se hanno non più di 25 anni e se il reato per il quale scontano la pena è stato commesso quando erano minorenni.

Sala e il sottosegretario

In mattinata, il sindaco di Milano Beppe Sala aveva invocato l'intervento del governo ricordando che il Beccaria è rimasto per oltre dieci anni senza un direttore stabile. "Non perché oggi ce l'hai si azzerano le problematiche", aveva detto il sindaco sottolineando anche che le educatrici comunali hanno paura per la propria incolumità. Al sindaco aveva replicato Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, sostenendo che "in poco meno di 18 mesi il governo in carica ha fatto per il Beccaria più di quelli che lo hanno preceduto negli ultimi 10 anni, chiudendo i cantieri bloccati e terminando le ristrutturazioni". Ostellari aveva poi detto che, "come ha specificato Antigone, quella di mercoledì non è stata una rivolta ma una protesta, per quanto accesa, senza violenza e senza feriti. Soffiare sul fuoco non aiuta né gli agenti né gli educatori né i detenuti".

Sovraffollamento

Uno dei problemi endemici delle carceri italiane, come si sa, è il sovraffollamento. Un tema che non risparmia gli istituti penali per minorenni e in particolare il Beccaria. Secondo i dati aggiornati al 15 maggio, disponibili sul portale dell'amministrazione giudiziaria, in tutta Italia vi sono 554 giovani reclusi in questi istituti, e 7 su 17 vedono un numero di presenze superiore ai posti a disposizione: oltre al Beccaria, gli istituti di Bologna, Firenze, Potenza, Pontremoli, Torino e Treviso.

Soumahoro: "Ragazzi manganellati"

Qualcuno, come l'eurodeputato uscente Massimiliano Smeriglio di Alleanza Verdi-Sinistra, osa di più e propone di "cominciare a ragionare sulla chiusura di questi luoghi di reclusione, e pensare a strade alternative". Intanto giovedì 30 maggio, a poche ore dalle proteste, il deputato del gruppo misto Aboubakar Soumahoro si è recato in visita ispettiva al Beccaria. "Ho incontrato i ragazzi, alcuni di loro presentavano tagli sulle braccia e sul corpo per autolesionismo. Alcuni mi hanno detto di fare uso costante di psicofarmaci. Alcuni di loro mi hanno anche detto di essere stati manganellati, da agenti provenienti da fuori, nel corso della rivolta che ha avuto luogo mercoledì. A questi stessi non è stato concesso nemmeno di lavarsi".

Soumahoro ha segnalato che l'80% degli ospiti ha un background migratorio ma non vi sono molti mediatori linguistici e manca un presidio sanitario aperto 24 ore su 24: "Gli unici due medici presenti prestano servizio a ore e non sono mai presenti di notte". Tra le cose che mancano, secondo il deputato, "soprattutto una prospettiva educativa valida e credibile. Tra i 12 ragazzi posti in isolamento, alcuni provenivano dalla terribile esperienza delle carceri libiche e ne portano ancora addosso i traumi e i segni".

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