Lacchiarella: la protesta dei lavoratori della cooperativa Ortomercato

I soci-dipendenti della Clo sono impegnati in una difficile vertenza con la cooperativa da quando quest'ultima, dopo aver messo 150 di loro in cassa integrazione, ha continuato ad assumere

Gli occupati della Cooperativa Lavoratori Ortomercato di Lacchiarella hanno manifestato lo scorso weekend davanti ai supermercati Billa dell’area lombarda e non solo. La Clo, dal 2009, ha in appalto da Billa il movimento merci nei magazzini di Lacchiarella ed è una cooperativa importante a Milano. Fondata nel 1937 quando il commercio di frutta e verdura era ancora al Verziere, è oggi una delle tre cooperative autorizzate al movimento di merci nell’Ortomercato. In passato è stata anche in prima linea contro le infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel mercato milanese dell’ingrosso.

Questa forma estrema di protesta è stata decisa dopo che, per tutto il 2010, non è stato possibile, a detta dei lavoratori, risolvere una vertenza sindacale che in apparenza sembrava banale.  I primi problemi, stando al racconto di Aldo Milani, coordinatore nazionale del Sindacato Intercategoriale SI-Cobas, sono iniziati tra il 2009 e il 2010, quando la Clo, dopo aver ottenuto l’appalto dei magazzini di Lacchiarella, secondo la legge 142/2001 avrebbe dovuto integrare i lavoratori occupati con la cooperativa precedente, e invece ha optato per la cassa integrazione per 125 di questi, che non sono più rientrati. Poi ha assunto nuovo personale per tornare all’organico iniziale di 190-200 occupati.

A quel punto è iniziata la vertenza sindacale?
“Sì, essenzialmente su due punti. Primo, l’ottenimento dell’indennità sostitutiva di mensa di 5,29 euro al giorno, cosa questa non prevista dal contratto nazionale della logistica (che cita un’indennità di 0,20 euro), ma che di solito riusciamo a ottenere facilmente. Secondo, una migliore organizzazione delle ore lavorative, che oggi è di sei ore e mezzo al giorno per sei giorni alla settimana”.

Che cosa avete chiesto su questo punto?

“In realtà l’attività è fatta con picchi di alti e bassi, quindi può accadere che un lavoratore sia impiegato anche per 8 o 10 ore in un giorno, con evidenti rischi per la salute visto che si parla di attività di facchinaggio e sollevamento pesi”.

Le risposte della Clo e di Billa?
“Noi credevamo fosse una vertenza banale, ma ai nostri scioperi si è risposto coi presidi delle forze dell’ordine, che a quanto ci risulta sono sempre fermi ai cancelli dei magazzini, e con lo spostamento di alcuni iscritti al nostro sindacato in altri siti, come l’Ortomercato di Milano, dove la Clo è una presenza storica. Quanto a Billa, per il momento ha fatto orecchie da mercante, ma siamo intenzionati a coinvolgere il gruppo tedesco Rewe, proprietario della catena. Sappiamo che alla sede centrale tendono ad ascoltare questo tipo di discorsi”.

Intanto avete organizzato i volantinaggi, qual è la risposta della gente per ora?
“L’abbiamo fatto trovando un muro nella normale vertenza interna. Chiaramente non abbiamo come obiettivo il boicottaggio di massa che sarebbe impossibile, ma la gente è attenta. E questo weekend abbiamo avuto anche notizie da lavoratori dei supermercati secondo cui sarebbero previsti, a breve, esuberi anche nei punti vendita”.

La Clo è però una cooperativa storica.
“Sì, è stata fondata nel 1937 e nell’Ortomercato è una presenza consolidata. In tutta la Lombardia conta circa 1000 soci-lavoratori, a tempo indeterminato, che mediamente guadagnano anche abbastanza bene. Infatti anche per questo non ci aspettavamo una chiusura del genere. Ma c’è un’ultima assurdità…”.

Sarebbe?
“Grazie al buon rapporto col Comune, che attraverso la Sogemi gestisce l’Ortomercato, sono stati organizzati degli stages con un corso finanziato da fondi pubblici che consiste in tre mesi teorici e sei mesi pratici. Il Comune versa 3,50 euro all’ora per ognuno di questi stagisti, che ovviamente accettano condizioni di lavoro molto pesanti nella speranza dell’assunzione. E noi ci chiediamo che cosa ci sia da imparare nel sollevare i pesi”.
 

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