Pochi attivisti, tanti cartelli: blitz contro l'aborto davanti alla Mangiagalli di Milano

È successo nella giornata di lunedì: uno stuolo di cartelli e una manciata di attivisti

I cartelli della manifestazione (Twitter@InAphysicalWay)

Una sfilza di cartelli, una manciata di attivisti pro vita. È la protesta contro l'aborto e la legge 194 andata in scena davanti alla clinica Mangiagalli di Milano nella mattinata di lunedì 10 giugno. Dietro al blitz pro-life ci sarebbero alcuni attivisti vicini alle associazioni Pro Vita e Ora et Labora, organizzazioni che a febbraio, sempre davanti alla clinica ginecologica, avevano acquistato uno spazio pubblicitario in cui campeggiava una pubblicità contro l'interruzione di gravidanza, reclàme poi rimossa.

Il numero di partecipanti alla protesta sarebbe stato inversamente proporzionale al numero di cartelli: secondo quanto trapelato avrebbero partecipato circa quattro o cinque persone.

Il picchetto ha suscitato un acceso dibattito su Twitter e numerosi utenti si sono rivolti a Palazzo Marino chiedendo come mai la manifestazione fosse stata autorizzata proprio all'ingresso di una delle cliniche ginecologiche più famose d'Italia: crocevia di donne che si recano alla clinica per partorire ma anche per effettuare interruzioni di gravidanza. "Il comune non si occupa di autorizzare o meno le manifestazioni", ha risposto Palazzo Marino sui social. All'attacco, invece, il neo eurodeputato (al momento assessore alle politiche sociali della giunta Sala) Pierfrancesco Majorino che commentando la presenza dei cartelli ha detto: "Fanno schifo".

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