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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca Brera / Via Fatebenefratelli

Sgomberi in zona Lorenteggio: tensione e tafferugli davanti alla questura di Milano

Gli agenti di polizia sono intervenuti per contenere i manifestanti facendo diverse cariche

Attimi di tensione davanti la questura di via Fatebenefratelli a Milano, venerdì pomeriggio. Una trentina di antagonisti e anarchici hanno manifestato contro il fermo di un senegalese - avvenuto giovedì - dopo uno sgombero. I fatti si erano svolti in zona Lorenteggio.

Gli agenti di polizia sono intervenuti per contenere i manifestanti - facendo diverse cariche, secondo la denuncia del Comitato Abitanti di Giambellino - che avrebbero urlato cori e slogan contro le forze dell'ordine.

VIDEO: I tafferugli davanti alla questura

Il giovane africano sarebbe stato trattenuto in questura perché non aveva documenti, in attesa di accertare la sua situazione. E' stato rilasciato venerdì perché la polizia ha verificato che alcuni giorni prima aveva avviato le pratiche per regolarizzare la sua posizione.

Il Comitato abitanti Giambellino Lorenteggio ha raccontato sui social l'episodio.

Poche ore fa davanti alla questura di Milano la polizia ha caricato il presidio di solidali che voleva la liberazione di Baity, trattenuto da ieri e in attesa di processo con il rischio di essere espulso. Peccato che in tutte queste ore non si fossero nemmeno preoccupati di verificare se sussistessero motivazioni che giustificassero questo provvedimento. E quando finalmente si sono premurati di controllare il suo terminale, hanno dovuto prendere atto del fatto che Baity, grazie all'avvocato che lo assiste, aveva già in corso una procedura per richiedere il permesso di soggiorno. Probabilmente è per questa ragione che erano così nervosi da caricare violentemente il presidio mentre ai piani superiori della questura la tensione era altissima: l'avvocato è stato allontanato nel tentativo di impedirgli di parlare con il suo assistito, il quale a sua volta ha subito minacce e pressioni. L'intenzione era chiaramente quella di mandare un avvertimento intimidatorio a chi lotta per autoderminare la propria esistenza, approfittando, forse, di un posto libero su un volo per il Senegal. Tutto il castello di carte che avevano costruito, nel giro di un'ora grazie alla rapida reazione di tutti e tutte, gli è crollato tra le mani. Ecco perché tanta stizza! Tanti migranti che si trovano ad affrontare da soli l'arroganza delle forze dell'ordine non riescono a sottrarsi a queste prepotenze, ma Baity non era solo. Quando è stato liberato ad aspettarlo c'erano tanti compagni e amici determinati ad impedire che venisse portato via. La vicenda di Baity ci insegna che insieme è possibile rompere il ricatto!

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