Matrimoni finti e test truccati: il maxi business dell'immigrazione clandestina a Milano

Gli agenti della squadra mobile hanno fatto luce su una serie di attività che portavano alla creazione di documenti autentici ma che non avevano alcun collegamento con la realtà

Un momento della prova di Italiano (frame dal video della polizia)

L'appello e il ritiro dei contanti banco per banco (500 euro a candidato). Poi la consegna della prove. Tutte già compliate. Tutte valide per il rilascio della certificazione A/2 per chiedere il permesso di soggiorno. Tutte diverse l'una dall'altra ma tutte che rispettavano il requisito minimo per superare l'esame. E la raccomandazione della "professoressa" era una sola: "Non copiate quello a fianco perché in ogni foglio c'è un errore. Se voi copiate quello a fianco ne fate due e vi bocciano".

E per la titolare della scuola sono scattate le manette: è stata ristretta ai domiciliari all'alba di venerdì 3 luglio insieme al marito, entrambi italiani. Insieme a loro sono state arrestate altre tre persone mentre ne sono state indagate altre 78. Tutte nei guai in seguito all'operazione "Falsa promessa", indagine coordinata dalla procura e messa a segno dagli agenti della seconda sezione della squadra mobile di Milano che ha fatto luce su un maxi giro di immigrazione clandestina. 

Gli episodi sono numerosi e distinti tra di loro, non si tratta di una associazione a delinquere, come ha spiegato il capo della Mobile Marco Calì durante una conferenza stampa. Gli investigatori, facendo luce su una denuncia presentata da una ragazza costretta a contrare un matrimonio fittizio hanno scoperto numerose irregolarità. E l'epilogo è arrivato nella giornata di venerdì: due misure cautelari in carcere per due egiziani e una marocchina e poi altre tre persone ai domiciliari (due italiani e un egiziano). Le accuse, a vario titolo, vanno dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e induzione al falso ideologico in atti pubblici fino alla corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio.

Il matrimonio fittizio e l'inizio dell'indagine

Tutto è iniziato nel 2018 quando una ragazza italiana ha denunciato di essere stata costretta a contrarre un matrimonio fittizio con un egiziano con il solo obiettivo di permettere a quest'ultimo di ottenere il permesso di soggiorno e regolarizzare la propria posizione in Italia. 

Gli agenti hanno scoperto l’esistenza di una rete di personaggi, prevalentemente nordafricani (titolari di Caf o centri disbrigo pratiche per extracomunitari), dediti a traffici e commerci di varia natura, spesso illeciti, e quindi un complesso di violazioni ed irregolarità con cui sono stati sistematicamente conseguiti documenti propedeutici all’ottenimento del permesso di soggiorno. Più nel dettaglio, secondo quanto ricostruito dagli agenti, "sistemavano" le pratiche e i documenti affinché fossero perfetti agli occhi della prefettura, anche se la realtà era tutt'altra.

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E il gioco funzionava: secondo quanto riferito dagli investigatori durante il periodo delle indagine la prefettura ha rilasciato 24 nulla osta al ricongiungimento familiare a favore dei parenti di 11 stranieri che si sono avvalsi delle "consulenze". E proprio nell'ambito di questa indagine sono arrivati alla scuola di Milano in cui sono state posizionate le microcamere che hanno inchiodato i responsabili.

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