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Riccardo

Riccardo

Tetraplegico dopo tumore alla testa: la storia di Riccardo e la raccolta fondi per aiutarlo

A causa della malattia Riccardo, le cui cure sono state rallentate dalla pandemia del coronavirus, ha perso il lavoro. Ora la famiglia - moglie e figli - chiede una mano

La vita è meravigliosa ma a volte il destino sa essere crudele. Eppure da quella crudeltà ci sono persone che ogni giorno riescono ad aggrapparsi alla meraviglia. Si innalzano e diventano un esempio di vitalità per tutta la società, specialmente nei momenti avversi, come questo periodo di pandemia covid ci ha insegnato, appunto. È la storia di Riccardo e della sua famiglia che gli è rimasta sempre accanto e lo sostiene con un coraggio imperturbabile. Stoici, come il loro Riccardo, marito e papà. Ora insieme chiedono un aiuto al resto della società attraverso una raccolta fondi per arrivare alla cifra necessaria per l'acquisto di una macchina con la pedana. Un'auto per facilitare l'esistenza di Riccardo che attualmente ha una grave tetraplegia (qui il link per aiutare concretamente).

La diagnosi di un tumore al cervello

Attualmente, sì. Questo perché Riccardo fino al mese di ottobre 2019 era la persona apparentemente più sana sulla Terra. Poi gli viene trovato un cancro alla testa. Quando arriva la diagnosi, la massa, purtroppo, è già di notevoli dimensioni. Giusto il tempo di esaminare la situazione e in un paio di giorni viene programmato l'intervento perché il tumore comprime severamente il cervello. Nella mattina del 28 ottobre quest'uomo entra per la prima volta in sala operatoria consapevole che lo attende un lungo e delicato intervento. «L'equipe medica dell'ospedale di Niguarda - spiega la famiglia - ci informa dei possibili rischi collegati all'operazione. Come si spera in queste situazioni, li accettiamo pregando che vada tutto bene». 

L'intervento e la tetraplegia

«Non è andata così, purtroppo. Il tumore - proseguono i familiari - viene rimosso ma Riccardo esce dalla sala operatoria con una grave tetraplegia che porterà a un susseguirsi di problematiche non prevedibili, legate alla ferita alla testa, che metteranno a dura prova anche lo staff medico che lo aveva preso in carico. Solo la forza e la positività del neurochirurgo ci hanno dato speranza in quel momento». Finalmente, dopo altri due interventi alla testa, l'uomo è fuori pericolo, benché le sue condizioni restino molto delicate. 

Passano quattro mesi durante i quali, a causa di continue complicazioni, Riccardo non può cominciare la fisioterapia prevista e quando la inizia le conseguenze del lungo allettamento e di una mancata mobilizzazione si fanno sentire. I dolori sono fortissimi e continui. A questo punto la tetraplegia sembra destinata a rimanere un'incognita che si estende su tutto il futuro di quest'uomo e di riflesso su quello dell'intera famiglia, della moglie Elisa e dei figli Davide, Luca e Giulia. Il percorso di guarigione non è semplice. In ospedale, a un mese e mezzo dall'inizio della fisioterapia, una febbre alta e improvvisa desta una grossa preoccupazione per i possibili effetti sulla salute dell'uomo, che viene prontamente spostato dal reparto di neuroriabilitazione a quello di medicina interna. 

L'arrivo del coronavirus e il contagio

Se la riabilitazione non era semplice a cavallo tra il 2019 e il 2020, figuriamoci con l'arrivo del covid. «Il 24 febbraio 2020 è una data che nessuno di noi potrà facilmente dimenticare ma che, vi assicuro - dice la moglie - Riccardo non dimenticherà più. I reparti iniziano a prendere coscienza del cataclisma che sta per abbattersi su tutti noi e che li coinvolge in prima persona. Un’emergenza sanitaria che sta cambiando il mondo e dalla quale Riccardo si trova improvvisamente travolto: è positivo al covid 19».

A quel punto viene trasferito in un reparto dedicato dove vive la terribile esperienza della prima ondata sulla sua pelle e dove, purtroppo, il tempo per curare un tetraplegico non c’è. I giorni passano e diventano mesi: tre per la precisione, in isolamento: letteralmente paralizzato in una stanza e senza possibilità di comunicare autonomamente con l’esterno. «Ancora adesso rimangono nella sua memoria lo sconforto e il terrore della morte che ogni giorno entrava nelle stanze a fianco senza chiedere permesso. Ma Riccardo - sostiene orgogliosa di quell'uomo la famiglia - cerca di non abbattersi, ha una grande forza di volontà, ha fede in Dio e si forma attorno a lui una cerchia di amici che pregano per lui da lontano, non potendo fare altro. L'unica cosa a cui aggrapparsi sono la preghiera e la voce al telefono della sua famiglia. Unico segno di una presenza amica e 'vicina'».

Raccolta fondi per Riccardo-2

La ripresa della riabilitazione per Riccardo

Finalmente dopo continui ed estenuanti tentativi, richieste e ricerche nelle strutture sanitarie, Riccardo viene trasferito in una struttura di neuroriabilitazione che accetta i positivi al covid, perché dopo tanto tempo è ancora positivo al virus. La nuova struttura garantisce almeno la minima parte del lavoro di fisioterapia. Ma come la prima volta, la ripresa dell'attività fisica mostra i gravi danni causati dalla immobilizzazione forzata. Diventa sempre più difficile e complicata la ripresa, sia fisicamente che psicologicamente. Proprio a fronte della situazione psicologica, in luglio si decide per un suo rientro a casa.

«Così dopo ben dieci mesi lontano dalla famiglia, Richi - spiegano - fa ritorno finalmente al focolare domestico». A casa non va bene e molto presto la famiglia lo capisce. Per il loro uomo serve una struttura adatta. Non solo per la difficile gestione della sua patologia ma anche per la logistica che non gli permette di uscire con la carrozzina: tra ascensore e spazi domestici stretti. «La sua situazione clinica lo costringe a utilizzare tutta una serie di macchinari che lo spostino dal letto alla carrozzina e viceversa. Tanti tentativi di capire come fare, le circostanze ci costringono a ragionare per trovare una soluzione», dice la famiglia.

«Riusciamo a ottenere una visita presso la struttura Villa Beretta di Valduce a Costa Masnaga con il professor Molteni. Non ci sono dubbi - ricordano i parenti - Riccardo deve essere ricoverato, necessita di riabilitazione, non c'è altro tempo da perdere. È una bella notizia, si riaccende la speranza. Il 27 agosto entra in struttura, triste lui e tristi noi per un secondo distacco, ma certi del bene che avrebbe ricevuto». E così è: Riccardo viene preso in carico, credendo in lui e lavorando molto si cominciano a vedere i primi risultati e a delinearsi degli obiettivi realistici. «Quasi quattro mesi dopo, a dicembre, in tempo per il Natale - e per la gioia di moglie e figli - Richi torna finalmente a casa con un programma di rientri settimanali in struttura per la fisioterapia, impegnativo, ma molto promettente».

La perdita del lavoro e la raccolta fondi

«Inutile dire che, a causa di tutta questa situazione, Riccardo perde, a ottobre 2019, l'attività che svolgeva. Oggi, come famiglia, ci troviamo senza più il suo stipendio, con nuove necessità da affrontare e con tantissime difficoltà economiche. Non ci siamo mai persi d'animo ma - conclude l'appello della famiglia milanese - non neghiamo le difficoltà che non ci permettono di affrontare necessità in questo momento primarie. Una di queste è l'acquisto di un mezzo per disabili per portare Riccardo alle visite mediche e a fare fisioterapia. È anzitutto per questo che chiediamo oggi un gesto di solidarietà a quel luogo e quelle persone che, come noi, credono che la verità di un uomo sta nell'essere amato a prescindere da tutti i suoi limiti, errori e incapacità o diversità. Certi che poter condividere concretamente la fatica dell'altro, qualunque essa sia è l'unica strada per cambiare se stessi e il mondo. Un grazie di cuore ad ognuno di voi». 

?Come donare

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COOPERATIVA SOCIALE DEI FIORI

Via Don Minzoni – 20091 Bresso (Mi)

Banca di Credito Cooperativo di Milano Ag. di Bresso

IBAN:   IT 19 G 08453 32620 000 000 140690

Causale: Erogazione liberale per automezzo per disabili

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(di colui/colei che vuole beneficiare della detrazione/deduzione)

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