Colpo da 600mila euro e festa in limousine: "l'acrobata" e i suoi soci traditi da Facebook

In manette tre uomini, accusati di una rapina in casa in San Babila. Sospetti su altri blitz

I due maggiorenni arrestati

Erano sicuri di essere imprendibili. Erano certi che buttare i telefoni e non fare guai per un po' sarebbe stato sufficiente. Pur senza fare guai, però, hanno continuato a fare gli "spacconi", a ostentare la loro ricchezza.

Così, sui loro profili Facebook - aperti a tutti - hanno continuato a pubblicare foto di serate in limousine e dirette Facebook di grigliate, tra le immagini di pistole, Rolex e donne semi nude. E proprio quella "spacconeria", insieme a una serie di tracce lasciate sul loro cammino, ha permesso a investigatori e inquirenti di incastrarli e arrestarli. 

In cella, in esecuzione di un fermo per rapina e sequestro di persona, sono finiti Marian Catalin B. - un cittadino romeno di 20 anni -, Mile D. - cittadino serbo di 29 - e un suo connazionale che di anni ne ha soltanto 17. 

L'anziana in ostaggio e il colpo da 600mila euro

I tre sono ritenuti i responsabili di una rapina avvenuta la sera dell'11 gennaio scorso nell'appartamento di un'anziana di oltre 80 anni, che vive in una casa di lusso in zona San Babila. 

Poco dopo le 23 - stando a quanto ricostruito dagli agenti della Squadra Mobile, diretta da Marco Calì -, il 29enne si era arrampicato al pluviale sulla facciata del palazzo, era arrivato al secondo piano con un'agibilità incredibile ed ed era entrato nell'abitazione, mentre gli altri due complici erano rimasti giù a fare da palo. 

Quando il "ladro acrobata" aveva scoperto che al piano superiore dell'appartamento c'era la proprietaria di casa, l'aveva minacciata con una lama, tenuta in ostaggio per quasi un'ora e poi chiusa in bagno prima di scappare con un bottino di 600mila euro tra gioielli, orologi e contanti. 

Il cellulare e le targhe

Il lavoro degli uomini della II sezione della Mobile, guidati dal dirigente Vittorio La Torre, è partito da un duplice binario parallelo: l'analisi della cella telefonica della zona della rapina e la visione delle immagini delle telecamere di video sorveglianza presenti in casa della vittima e nelle strade vicine. 

I tabulati hanno restituito 5 utenze che, proprio in orari compatibili con il colpo, avevano avuto continui contatti tra loro, mentre gli occhi elettronici hanno "evidenziato" una macchina che si allontanava a gran velocità dal centro di Milano poco dopo la rapina. 

Analizzando circa 200mila targhe che erano state riprese dalle telecamere di Area C in ingresso in città, i poliziotti sono arrivati a una Opel Astra risultata intestata a una donna bosniaca residente al campo rom di via Monte Bisbino a Baranzate e anche uno dei 5 telefoni - l'unico rimasto attivo dopo il furto, quello del romeno 20enne - ha portato gli agenti nello stesso campo. 

La foto in limousine

A quel punto i poliziotti - con l'ok dei magistrati Laura Pedio e Francesca Crupi - hanno cominciato a tenere sotto controllo il numero del giovane, che più volte ha fatto riferimento a gioielli e orologi fatti sparire in Romania. 

Da lì, dal suo numero e dal suo nome, i poliziotti sono poi arrivati al suo profilo Facebook e hanno visto che pochi giorni dopo la rapina era comparsa un'immagine di lui in una limousine insieme ad altre due persone, tra cui il 17enne finito in cella con lui.

Non un dettaglio da poco questo, perché tra le chiamate in uscita dal suo telefono gli investigatori avevano trovato - proprio la notte del colpo - diverse telefonate al numero di un uomo che noleggia auto di quel genere. 

Il "live" con la mano ferita

E a tradire il terzo del gruppo, il 29enne Mile, il serbo che era entrato materialmente a casa della vittima, è stato - anche per lui - un post Facebook.

Sulla scena del crimine, infatti, gli agenti della Scientifica avevano isolato una traccia di sangue accanto alla finestra rotta per entrare: segno evidente che il malvivente si fosse ferito. 

E in una diretta Facebook del 19 gennaio, mentre i poliziotti cercavano già elementi utili per incastrarlo, l'uomo ha lasciato intravedere dei graffi sulla mano sinistra. Così, gli investigatori si sono convinti - ed è poi arrivata la conferma della Scientifica - che i tre che avevano identificato erano i tre uomini giusti e hanno chiesto un fermo alla procura, che è immediatamente arrivato. 

Le manette al campo rom

Per l'acrobata, che viene descritto come il capo del gruppo, e i suoi soci le manette sono scattate venerdì scorso, quando i poliziotti si sono presenti al campo nomadi di Monte Bisbino - dove vivono tutti - e li hanno arrestati. 

Il fermo è stato convalidato lunedì e i due maggiorenni hanno confessato tutto: dal blitz a casa dell'anziana fino alla festa in discoteca per brindare al colpo grosso. Le accuse per loro, però, potrebbero non finire qui. Da Questura e procura filtra infatti l'ipotesi che quello non sia il loro unico furto. 

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Negli ultimi mesi in centro ci sono stati almeno altri tre o quattro blitz simili e la firma potrebbe essere la stessa. 
 

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