Cronaca Montenapoleone / Via Della Spiga

Rapina Scavia, nella gang di professionisti anche un arzillo 70enne

Gli arresti di martedì mattina hanno chiuso il cerchio investigativo sulla rapina. I malviventi avevano minacciato di morte le famiglie dei dipendenti, pedinate nei giorni precendenti

Erano dei professionisti del ladrocinio, un po' come quelli di Ocean's Eleven, solo che questi erano meno belli e in 17. Sono stati arrestati gli ultimi 4 uomini del commando che organizzò ed eseguì la rapina da 9 milioni di euro alla gioielleria Scavia di via della Spiga a Milano, il 5 febbraio del 2011, "gli esecutori". Ai primi 13, "i mandanti", erano state poste le manette lo scorso 23 maggio. 

Gli arresti di martedì mattina hanno chiuso il cerchio investigativo. Si tratta di persone già pregiudicate per altri reati e quindi conosciute alle forze di polizia: Andrea Giannetti, 71enne originario di Venosa in provincia di Potenza, Giuseppe Marchisella, di 53 anni, nato a Barletta, Giuseppe Vacca, di 66 anni, di Ceglie, e Nicola Donato Gaetano Dapoto, potentino di 46 anni. Quest'ultimo in realtà non ebbe un ruolo attivo nella rapina ma è stato il trade union tra i tre professionisti e i mandanti, in particolare con quello che è ritenuto il capo Giuseppe Rebuscini, arrestato a maggio. 

Gli episodi che li hanno resi famosi alle autorità, e che confermano la loro "specializzazione", sono per così dire storici. Per esempio Giannetti e Vacca facevano parte del gruppo che equipaggiato con armi da guerra rapinò il Banco Ambrosiano Veneto di Padova nel 1993, durante il colpo morirono un addetto alla sicurezza e uno dei ladri.

Marchisella non è da meno: fu protagonista insieme con un complice di un tentativo di rapina ai danni di una società deposito valori a Chiasso, in Svizzera. Curiose le modalità: prima hanno rapito il direttore, poi lo hanno costretto ad aprire la sede, in quell'istante però, l'uomo riuscì a chiudersi dentro una stanza di sicurezza, obbligando i ladri ad andare via.

Il colpo in via della Spiga era stato preparato in ogni dettaglio. Quel sabato 5 febbraio, al mattino presto due dei rapinatori, vestiti da poliziotti locali e con nasi e baffi finti, aspettarono l'arrivo dei dipendenti sulla scala di servizio. Una volta dentro, legarono ognuno di loro con del finto esplosivo ai piedi. Ad uno degli impiegati della gioielleria, inoltre, fecero vedere le fotografie di sua moglie dicendogli: "Sappiamo dove abiti e ti facciamo saltare in aria la casa". 

Poi, aprirono la porta al terzo complice e in un ora e mezza, senza aver fatto male a nessuno, svaligiarono con tutti i preziosi del negozio. Alla fine uscirono dalla porta principale, portandosi via gli hard disk della video sorveglianza e trascinando dei comodi trolley.

Solo quasi due anni dopo, grazie ad un'attività investigativa serrata fatta di intercettazioni e interrogatori, la Squadra mobile di Milano è riuscita a fermare tutta la banda al completo. Si è scoperto che era stato il più vecchio dei tre, Giannetti, a pedinare il dipendente poi minacciato specificamente. Ci sono alcuni video delle telecamere di sicurezza di una stazione ferroviaria (a Trecate) nei quali compare "travestito" mentre insegue la vittima.

Dei gioielli trafugati, come spesso succede in questi casi, non c'è traccia. Tuttavia le autorità giudiziarie avevano già predisposto un sequestro preventivo di beni immobili, auto di lusso, ristoranti, società immobiliari ed attività economiche, per un valore di oltre 10 milioni di euro.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Rapina Scavia, nella gang di professionisti anche un arzillo 70enne

MilanoToday è in caricamento