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I rapinatori in azione

I rapinatori in azione

Gioielliere legato e rapinato: l'ultimo colpo dei vecchi banditi, traditi dal furgone coi graffiti

In manette 5 uomini, accusati di una violenta rapina a un gioielliere. Chi sono i banditi

Più del curriculum criminale, lungo e denso, c'è un dettaglio che racconta meglio di tutti la loro personalità, la storia da banditi veri di alcuni di loro. Venerdì mattina all'alba, quando i poliziotti sono andati a prenderli per portarli in carcere per una rapina a un gioielliere del maggio scorso, uno di loro li ha guardati e sorridendo, con un misto di sfida e vera riconoscenza per la sconfitta, ha esclamato: "Vabbè, potevate dirmelo che sarei venuto da solo". 

Sì perché Franco Fischer, milanese con 65 primavere alle spalle, è così: un criminale vecchio stampo, di quelli che in fondo - ammettono gli stessi agenti - rispettano il lavoro di chi passa le giornate a dargli la caccia. I gradi da criminale lui se li è guadagnati sul campo. "È un ricettatore di primo livello degli anni '90", racconta uno degli investigatori, ma soprattutto è uno degli uomini d'oro del colpo da Scavia in via della Spiga: il 'botto' che i rapinatori fecero il 4 febbraio del 2011 portando via dalla gioielleria un bottino da almeno 5 milioni di euro dopo aver sequestrato i commessi nel seminterrato. 

Gli uomini della vecchia mala

Per uno così organizzare un colpo, trovare gli uomini giusti, non è un problema. Anzi. E infatti accanto a lui c'è l'altro grande vecchio, "uno dei personaggi storici della Milano che sparava", la riflessione a voce alta dello stesso investigatore. Quel personaggio storico è Dino Duchini, che di anni oggi ne ha 60 e che in cella c'era già finito per la famosa rapina alla Standa di Segrate del '91 - l'assalto al portavalori armi da guerra in pugno - e perché era stato trovato con 3 chili di tritolo conservati per conto dei clan, tanto che era diventato subito "l'artificiere della 'ndrangheta".

Dal loro patto sarebbe nata, secondo l'inchiesta coordinata dai pm Laura Pedio e Samek Lodovici, la rapina messa a segno all'alba del 28 maggio 2019 a casa di un gioielliere indiano che era a Milano per affari. Quella mattina quattro finti poliziotti - due in divisa e due con la pettorina della polizia - si erano presentati nell'appartamento dell'uomo, in corso Sempione, fingendo un controllo. Poi, quando l'orafo aveva capito che qualcosa non andava, gli avevano sferrato un pugno e, sotto la minaccia della pistola, avevano preso in ostaggio lui e i suoi due collaboratori legandoli con le fascette da elettricista e il nastro isolante. Quindi la fuga con gioielli, orologi e denaro contante per un valore totale di circa 50mila euro. 

Il lavoro della Squadra Mobile, guidata da Marco Calì, era partito dalle immagini delle telecamere di video sorveglianza del palazzo, che avevano ripreso i quattro rapinatori all'ingresso e all'uscita e nel momento della fuga a bordo di un furgone bianco, riconoscibile per dei graffiti sulle fiancate. Gli uomini della V sezione, coordinati dal dirigente Francesco Giustolisi, hanno così iniziato a cercare il mezzo, un Mivaro, che è stato rintracciato poco dopo in via Cenisio. 

"Sposta i palloncini"

Trovata la prima pista, i poliziotti hanno deciso di aspettare: hanno sistemato un Gps sotto il mezzo, delle cimici all'interno e hanno atteso che il segnale si muovesse. La svolta è arrivata qualche giorno dopo, quando il furgone è stato spostato da via Cenisio a via Ponti. Lì, senza sapere di essere ripresi e osservati dagli investigatori, due uomini hanno iniziato a pulire quasi ossessivamente l'abitacolo, cercando evidentemente di cancellare ogni traccia.

Quei due - fermati e identificati qualche ora dopo per non destare sospetti - erano Nicola S., 72 anni, e Salvatore U., 54, entrambi con precedenti per furti in abitazione. Da loro gli agenti hanno poi risalito la corrente, con intercettazioni e pedinamenti. L'altro aiuto è arrivato proprio dal 54enne, che in una telefonata ha chiesto al fratello di "spostare i palloncini da casa della sorella". Anche lì finto controllo casuale e risultato ottenuto: nell'auto partita da casa della donna, infatti, gli investigatori hanno trovato un trolley con all'interno due divise complete, due pettorine della polizia e due maschere, tutto materiale usato per il colpo a casa del gioielliere. 

A quel punto i poliziotti hanno ricominciato ad attendere, convinti che Nicola S. e Salvatore U., i "pesci piccoli", avrebbero dovuto riferire al capo. E così è stato e così gli agenti sono arrivati a Duchini, il braccio operativo del gruppo, a Fischer - la mente, che non ha preso parte al blitz - e a Silvano Messina, il 63enne "secondo" di Duchini. Puzzle completato e ultimo via libera dalla Scientifica, che ha confrontato i profili genetici degli arrestati con quelli trovati sulle divise e sulle maschere utilizzate durante il colpo ottenendo il match.

Da lì in poi niente più attesa: richiesta di ordinanza di custodia cautelare e arresti autorizzati dal gip Lidia Castellucci con le accuse, a vario titolo, di riciclaggio, ricettazione, rapina e sequestro di persona. All'alba di venerdì sono poi scattati i blitz a casa dei cinque, finiti in manette. Ed è scattata la resa, chissà se l'ultima, dei vecchi della mala. 

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