Kalashnikov, pistole, motoseghe, benzina, 'chiodi' e suv rubati: così erano pronti a colpire

I carabinieri hanno fatto un blitz in un capannone a Senago: un arresto. Le indagini

Alcune delle armi

Sei auto rubate. Quattro fucili mitragliatori da assalto AK47 - Kalashnikov - di fabbricazione egiziana e sovietica calibro 7,62x39. Una pistola Glock semiautomatica e calibro 9x21. Una Berretta calibro 7,65. Un fucile a pompa di fabbricazione italiana calibro 12. E poi, munizioni, cinque giubbotti antiproiettile, cinque passamontagna, cinquanta chiodi 'azzoppamuli' a cinque punte, due motoseghe trancia lamiere in acciaio, un disturbatore di frequenze jammer e varie ricetrasmittenti. Tanto basta per comprendere che quel capannone in viale Europa, a Senago (Milano), non è un posto qualsiasi. Al contrario, con molta probabilità - ma su questo punto ci sono ancora indagini in corso -, potrebbe essere il centro base di un commando specializzato in assalti ai portavalori.

VIDEO: Il blitz dei militari

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Il blitz che ha portato all'arresto del gestore dell'area - ufficialmente una piccola ditta per la lavorazione artigianale del ferro - è avvenuto all'imbrunire di martedì, ma la notizia è stata divulgata solo venerdì. E' il frutto del lavoro di monitoraggio costante e capillare dei carabinieri. Nello specifico hanno partecipato gli uomini della Stazione di Senago, guidati dal maresciallo Antonio Caretti, sotto la Compagnia di Desio, e gli uomini del Nucleo investigativo di Milano.

Sono i militari della zona a notare uno strano via vai nella struttura e a 'dare il la' al blitz. All'interno i carabinieri trovano il titolare di fatto della ditta, in realtà intestata alla moglie. Per lui, un quarantaquattrenne di Limbiate (Mb) con precedenti penali per reati contro il patrimonio, scattano le manette per detenzione di armi illegali e da guerra e ricettazione per via delle auto: quattro Alfa Romeo Giulietta, un Land Rover Evoque, e un Opel Mokka. Tutte rubate tra Milano e Monza. 

Dentro ogni auto c'erano piccole taniche di benzina, utili per distruggere le tracce dei colpi. Un altro elemento che porta gli investigatori a ipotizzare che l'operazione possa aver contribuito a sventare un imminente colpo. Il capannone, inoltre, si trova in una posizione molto comoda per raggiungere importati e trafficate arterie. Le indagini proseguono per risalire alla banda. Intanto i veicoli e le armi sono stati sottoposti a sequestro: ci saranno verifiche tecniche per determinarne la presenza di materiale biologico, la provenienza e l'eventuale utilizzo in assalti precedenti.

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