La mente, l'esperto, il complice e i rapinatori a chiamata: presa la banda da 300mila euro

Arrestati i rapinatori che avevano colpito 4 Ubi banca a Milano. Bottino di 300mila euro

Due dei rapinatori - Foto Questura

Palermo-Milano andata e ritorno. E con un ricco bottino. Gli agenti della Squadra mobile meneghina, guidati dal dirigente Marco Calì, hanno arrestato cinque persone - tutti cittadini italiani residenti nel capoluogo siciliano - ritenute responsabili di tre rapine e una tentata rapina avvenute in filiali di Ubi Banca sotto la Madonnina. 

I trasfertisti sono stati fermati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Luigia Fioretta, su richiesta dei pm Laura Pedio e Isabella Samek Lodovici. Investigatori e inquirenti sono riusciti a dimostrare come ci fosse la stessa firma sui quattro blitz avvenuti il 31 maggio, il 9 luglio, il 6 agosto e il 7 agosto negli istituti di credito di via Washington e via Friuli, tutti di Ubi.

VIDEO: Le intercettazioni della banda: "Porta le parrucche"

La mente dietro i colpi 

A capo della banda c'era Gaspare A., un 43enne che i poliziotti che gli hanno dato la caccia descrivono come "il pianificatore, esecutore e palo". L'uomo, domiciliato a Rozzano, sfruttava la sua conoscenza del territorio per studiare i vari istituti bancari e scegliere gli obbiettivi da colpire. Lui stesso aveva affittato un appartamento in cui viveva e che usava come “covo” per ospitare in maniera “riservata” ogni rapinatore in arrivo da Palermo.

Intercettato, al telefono lo si sente chiedere "gente pratica" da impiegare per le rapine. Durante i colpi, poi, accompagnava la "manovalanza" in auto e restava fuori ad aspettare e controllare, tranne durante un blitz dell'8 ottobre a Busto Arsizio, durante il quale era stato arrestato in flagranza

Parrucche e Attack 

Il modus operandi, che ha avuto successo due volte in via Washington e una in via Friuli, era sempre lo stesso: i due rapinatori scelti per entrare in azione si presentavano in banca con una parrucca in testa, prendevano in ostaggio clienti e dipendenti - dopo averli minacciati con un taglierino - e poi aspettavano i 40, 50 minuti necessari per aprire i caveau temporizzati e fuggire coi soldi.

In più, segno di grande "professionalità", i banditi si coprivano i polpastrelli con l'Attack per non lasciare impronte ma evitando di indossare i guanti in lattice, un dettaglio che avrebbe insospettito i dipendenti delle filiali. 

I rapinatori amici e 'a chiamata'

Sotto la regia di Gaspare, stando a quanto accertato dagli uomini dell'antirapine guidati da Francesco Giustolisi, hanno agito due squadre diverse. I colpi in via Friuli, a maggio, e via Washington, a luglio, sono stati messi a segno da Massimiliano L., 44 anni, e Gaetano I., 42. Il primo è "l'esperto rapinatore", così lo "raccontano" gli investigatori, che aveva messo a disposizione del gruppo criminale la sua esperienza in tema di banche e che si occupava anche dell'ultimo sopralluogo decisivo prima del colpo. Il secondo, invece, è “il complice fidato”, che veniva chiamato dallo stesso Massimiliano ogni volta che c'era bisogno. 

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Negli altri due blitz a "lavorare" erano invece stati altri due "banditi a chiamata", subito reclutati dalla mente dopo una discussione con l'altra coppia. Salvatore M., 50 anni, e Vincenzo L.C., 45 - assoldati direttamente da Gaspare -  avevano svaligiato l'Ubi di via Washington il 7 agosto, con un colpo praticamente fotocopia a quello di un mese prima, e avevano fallito la rapina all'Ubi di via Friuli il giorno precedente. I blitz avevano fruttato alla banda, ora finita in manette, quasi 300mila euro in contanti. 
 

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