Cronaca Via Martirano

Si fingono carabinieri per rapinare case: arresti anche a Muggiano

L'operazione in tre basi logistiche: due ad Asti ed una nel campo rom milanese di Muggiano

Immagine di repertorio del campo rom di Muggiano

Rubavano nelle case fingendosi ora impiegati dell'acquedotto, ora dell'azienda del gas, ora carabinieri. Il loro raggio d'azione comprendeva diverse province: Milano, Pavia, Lodi e Piacenza. Ben 43 i furti finora accertati in pochi mesi, da dicembre 2015 a maggio 2016. Ora la banda è stata sgominata: sette arresti e undici perquisizioni domiciliari. L'operazione, condotta dai carabinieri di Lodi insieme a quelli di Asti, Novara, Torino e Milano, è stata compiuta nella mattinata di martedì 21 giugno, su provvedimenti emessi dal tribunale di Lodi.

La banda è composta da rom che vivono in diversi campi, tra cui quello di Muggiano alle porte di Milano. Le indagini sono iniziate per caso, nel paese lodigiano di Caselle Lurani. I carabinieri, il 26 gennaio 2016, stavano cercando un'automobile con tre persone che erano state notate mentre cercavano di rubare in una abitazione di un altro centro del Lodigiano, Castiraga Vidaredo. I militari hanno intimato l'alt ad una vettura che però li ha speronati, ribaltandosi. I tre occupanti sono scappati a piedi, ma all'interno della vettura sono stati trovati oggetti inequivocabili: parrucche, attrezzi per lo scasso e falsi tesserini di riconoscimento dei carabinieri e di aziende di servizi pubblici.

Le indagini sono partite immediatamente. Ben presto sono state individuate tre basi "logistiche" della banda: una a Muggiano - nel campo rom - e due in provincia di Asti, di cui una in una cascina dotata di telecamere di sorveglianza. I malviventi avevano a disposizione "arsenali" per lo scasso di grande qualità e perfino autovetture di grossa cilindrata su cui installavano sirene e adesivi con false targhe.

I rom utilizzavano scanner sintonizzati sulle frequenze della polizia e, anziché i cellulari, alcune ricetrasmittenti, per non essere intercettati. Ora sono in carcere e rispondono di furto in abitazione, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. Tutti hanno precedenti penali, uno per tentato omicidio di un carabiniere per un conflitto a fuoco nel Torinese che risale al 2003.

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