'Banda del buco' sgominata: tutto colpa di un dialogo all'Autogrill

I carabinieri hanno eseguito ventisei ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Monza contro una struttura criminale organizzata con base a Napoli. Tre malviventi sono ancora ricercati

Sembra che nelle intercettazioni uno dei banditi parlando con un suo 'collega' avesse affermato di non voler avere nulla a che fare con un "lavoro" ma che la sua vita di solo "furti e carcere" fosse perfetta così.

Parlavano molto tra di loro, forse un po' troppo. Tanto che le indagini sono partite proprio grazie alla segnalazione anonima di un cittadino che ha raccontato di aver ascoltato per caso il dialogo tra alcuni uomini in una stazione di servizio sull'Autostrada A1, in direzione Milano. "Avevano un fortissimo accento napoletano e parlavano di un colpo in programma a Cesano Maderno", ebbe modo di dire l'informatore ai carabinieri. La chiamata arrivò il 27 febbraio 2015. Proprio quella mattina, effettivamente, un gruppo di malviventi fece una rapina nell'ufficio postale di Cesano, sequestrando alcuni dipendenti e rubando circa 40 mila euro.

Da quel momento i militari monzesi attivano un'indagine serrata che consente di individuare in alcuni mesi l'esistenza di un’associazione a delinquere, radicata a Napoli ma operante nelle province di Milano, Monza e Brianza, Torino, Caserta, Cosenza, Roma e Foggia. In tutto sono coinvolte ventisei persone, tre sono ancora ricercate. Sono tutti uomini italiani e pregiudicati, residenti nei quartieri di Barra e San Giovanni a Teduccio. L'arresto è avvenuto con un imponente blitz con 40 pattuglie (VIDEO DEL BLITZ), all'alba di martedì 10 novembre. I coordinatori della banda - tutti arrestati per associazione -  sono Michele C. di 37 anni e Giacomo A. di 27. Erano loro due che s'incaricavano di individuare gli obiettivi, trovare il materiale, e affidare i vari incarichi agli altri membri della banda. Per un periodo avevano preso in affitto un appartamento a Settimo Torinese, trasformandolo nella loro 'base'.

Il modus operandi - secondo quanto riferito dal comandante del Gruppo carabinieri di Monza, Rodolfo Santovito - era generalmente lo stesso: si colpivano uffici postali, istituti di credito e supermercati. L’elemento comune era rappresentato dal fatto che i malviventi facevano irruzione nei luoghi praticando un foro nella parete perimetrale e poi scardinavano la cassaforte grazie alla fiamma ossidrica. Agivano in sei o sette. Due facevano da vedette e gli altri facevano il colpo. Avevano passamontagna e guanti ed erano sempre disarmati perché - come registrato in alcune intercettazioni - sapevano bene che l'utilizzo delle armi poteva aggravare la loro condizione, una volta arrestati.

Le indagini hanno permesso di individuare un'altra struttura parallela: un gruppo che 'lavorava' in Campania, il cui target erano gli autotrasportatori: tutta la merce rubata veniva reinserita nel mercato della ricettazione. 

I malviventi avrebbero commesso complessivamente ventisei colpi per un bottino stimato di 250 mila euro, secondo i militari. Il primo episodio attribuito alla banda risale al 4 gennaio, un tentato furto pluriaggravato alla posta di San Marco La Catola (Fg). L'ultimo è del 22 luglio a Santa Maria Del Cedro (Cs). In mezzo c'è un po' di tutto, incluso un tentato furto a Morimondo (Mi) del 12 aprile.

Per i ventisei c'è un lungo elenco di accuse, secondo l'ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Monza: associazione per delinquere finalizzata alle rapine pluriaggravate e sequestro di persona, furto e tentato furto pluriaggravato, possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, ricettazione, falso in atto pubblico e tentata truffa, false dichiarazioni sulla propria identità, detenzione e spaccio sostanze stupefacenti.

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