Rapine, Maserati, "bombe" e gli assalti da migliaia di euro: presa la banda del campo rom

In manette 5 uomini: sono accusati, per ora, di tre rapine e un assalto a un bancomat

La rapina della Maserati

Le loro serate di "divertimento" da giovani le passavano così: andando in giro per la città mettendo nel mirino nuove prede. "Non davanti a una birra al tavolo di un bar - l'emblematica riflessione di uno degli investigatori che gli ha dato la caccia -, ma a spasso per Milano a cercare nuovi obiettivi per i loro colpi". Perché la loro vita, stando alle indagini, era quella: un susseguirsi di rapine, furti, assalti. Sempre violenti, sempre cruenti. 

Cinque uomini sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, guidati dal dirigente Marco Calì, perché accusati, a vario titolo, di tre rapine e un furto aggravato dall'utilizzo di "congegni micidiali" - fattispecie prevista dall'articolo 4 della legge sulle armi - per aver fatto esplodere il bancomat di una filiale milanese. Nelle carte dell'inchiesta, coordinata dalla pm Maria Cristina Ria, sono finiti Christian Bazzecchi, 25 anni, Angelo Levatovich, 32 anni, Aziz Fahim, 19enne, il coetaneo Vittorio Manuele Stepici e S.D., da poco diventato maggiorenne e già ufficialmente latitante per una vecchia condanna. I cinque - stando a quanto riferito dal capo della Mobile - "gravitano tutti attorno ai campi rom milanesi di via della Chiesa Rossa e via Martirano e hanno già tutti un pedigree criminale di spessore, nonostante la giovane età". 

L'assalto ai gioiellieri

I fari degli investigatori sul gruppo si sono accesi il 9 dicembre del 2019, quando due gioiellieri in città per l'Artigiano in Fiera erano stati rapinati a Rho di gioielli per 400mila euro, 15mila euro in contanti e della loro auto. 

Stando a quanto le vittime avevano denunciato ai poliziotti dell'anti rapine, coordinati da Francesco Giustolisi, la macchina dei due era stata bloccata da un pick up e poi tamponata da un secondo veicolo. I due erano quindi stati minacciati da dei banditi armati e a volto coperto, che erano fuggiti col bottino. Il giorno seguente un altro blitz simile era avvenuto sempre in zona, ma quella volta il commerciante - anche lui artigiano orafo - era riuscito a fuggire ed era tornato in fretta e furia a Roma. 

La prima svolta per le indagini è arrivata quando dalle telecamere di sicurezza gli agenti sono riusciti a risalire a una delle vetture dei banditi, poi ritrovata pochi giorni dopo. Da lì investigatori e inquirenti sono arrivati ai primi nomi del gruppo e hanno iniziato con gli appostamenti e le intercettazioni, rese estremamente difficili dalla lingua sinta usata dagli arrestati per comunicare tra loro. 

Le rapine di auto di lusso e veloci

Proprio mentre i poliziotti li tenevano d'occhio cercando prove "forti" per incastrarli per gli assalti ai gioiellieri, i cinque non hanno smesso di "lavorare". Anzi, tra l'11 e il 15 febbraio hanno messo a segno una serie di blitz tutti andati a buon fine. 

La scia - sempre secondo le indagini - si era aperta l'11 febbraio a Trezzano sul Naviglio, dove un uomo era stato minacciato con una spranga, preso a pugni e "buttato" in strada prima di essere rapinato della sua Mercedes Classe C 220. Il giorno seguente, stessa città e stesse scene: a finire nelle mani della banda era stata una Maserati Ghibli il cui proprietario era stato inseguito e colpito con un piede di porco dai banditi, che così erano riusciti a portargli via le chiavi. Quello stesso giorno la banda aveva colpito anche a Piacenza, dove era stata rapinata una Golf. 

Le auto, rigorosamente tutte di grossa cilindrata, non servivano per essere rivendute o smontate: erano necessarie - e gli investigatori ne erano certi - per garantirsi la fuga in caso di "disturbo" delle forze dell'ordine. Ed è per questo che i più giovani del gruppo durante le loro serate "libere" continuavano ad avere occhi aperti e attenti per trovare nuovi obiettivi. La conferma era arrivata il 15 febbraio, quando il gruppo aveva fatto saltare il bancomat della banca agricola Mantovana di Trezzano col gas acetilene ed era fuggito con 60mila euro in contanti. 

Il blitz nei campi rom

A quel punto la Mobile ha accelerato: ha raccolto tutte le prove e ha ottenuto dal giudice Natalia Imarisio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché - ha spiegato la pm Ria - "bisognava intervenire con urgenza perché gli episodi erano molto ravvicinati e loro erano sempre molto aggressivi". 

Martedì mattina è scattato il blitz, con controlli a tappeto nei campi rom di Martirano e Chiesa Rossa e le manette per i cinque. Durante le perquisizioni gli agenti hanno messo le mani su una riproduzione fedele di un fucile d'assalto Ak47 e di una pistola oltre che di un Gps che sarebbe stato usato per tracciare i movimenti dei gioiellieri. In più a casa di uno degli arrestati i poliziotti hanno trovato le chiavi di una Golf e un lampeggiante blu: la stessa auto e lo stesso dispositivo che avevano usato i banditi che sabato scorso avevano fatto saltare un bancomat a Corsico prima di essere "interrotti" dai carabinieri

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L'esplosione era stata "innescata" con l'acetilene e questo potrebbe non essere un caso. Così come la lista dei colpi della banda potrebbe essere ancora da compilare del tutto. Una banda che alzava sempre più il tiro perché i soldi servivano per mantenere le famiglie, decisamente rumorose, e per concedersi qualche sfizio da bella vita. 

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