E' ai domiciliari: evade per andare a rapire il figlio in comunità. Arrestato

L'uomo è stato rintracciato dalla polizia: aveva affidato il piccolo alle cure di una coppia, senza dire loro che lo aveva rapito. Tutti i dettagli

Rapisce il figlio, arrestato per evasione dai domiciliari (foto Repertorio)

E' finito nel migliore dei modi il rapimento di un bambino di due anni, messo a segno dal padre (l'egiziano Saad M. di 24 anni, con una sfilza di precedenti alle spalle) nella notte tra il 28 e il 29 marzo presso una comunità in provincia di Alessandria in cui il piccolo era stato collocato insieme alla madre (un'italiana di 30 anni), al fratellino di due mesi e alla sorellina di quattordici mesi.

Il piccolo è stato infatti ritrovato dagli agenti del commissariato Villa San Giovanni presso l'abitazione di una coppia di amici dell'egiziano: e stava bene in salute. La coppia è totalmente estranea al rapimento. A loro, infatti, Saad M. aveva raccontato di avere appena ottenuto l'affidamento esclusivo del bambino ma di non potersene occupare al momento per impegni di lavoro. 

Non è ancora chiaro il motivo del gesto. La polizia presume che i due genitori fossero d'accordo e che l'intenzione della coppia fosse quella di "liberare" tutti dalla comunità, non solo il figlio maggiore ma anche la donna stessa e i due più piccoli. Tant'è che il rapimento non è stato "liscio come l'olio": un'operatrice e un'altra donna ospite della comunità si sono accorte dell'intrusione notturna e hanno provato a impedire all'egiziano di portare a termine l'azione, ingaggiando anche una lieve colluttazione con lui e rimanendo ferite. 

Immediatamente i carabinieri alessandrini, intervenuti sul posto, hanno comunicato al commissariato di Villa San Giovanni l'avvenuto rapimento. Tutte le volanti di Milano sono state allertate e il giorno successivo, il 30 marzo, l'uomo è stato rintracciato in via Trasimeno, in un alloggio da cui era stato da poco allontanato.

Si trovava in compagnia di un inviato de "Le Iene", a cui stava raccontando tutte le vicissitudini che aveva subìto insieme alla sua famiglia negli ultimi tempi. Si sentiva una sorta di "vittima del sistema". Ai poliziotti ha spiegato che il figlio stava bene ma non ha voluto assolutamente rivelare dove si trovasse. E' stato arrestato per evasione. Nella notte tra il 28 e il 29, infatti, non avrebbe dovuto trovarsi in giro per il Nord Italia ad organizzare rapimenti, ma in casa sua, agli arresti domiciliari, per via di una recente aggressione ai danni degli agenti di polizia locale che lo avevano da poco sgomberato da un appartamento occupato abusivamente. E' proprio in quell'occasione che la donna e i tre figli erano stati collocati in comunità.

La ragazza, nel frattempo, lasciata la comunità, si è trasferita dai genitori in una regione del Centro Italia insieme ai figli più piccoli. Ai poliziotti, che l'hanno contattata, ha riferito di non sapere nulla delle sorti del figlio più grande. L'idea che però si sono fatti gli agenti, come detto, è che in qualche modo la coppia fosse d'accordo nell'organizzare quella che vedevano, probabilmente, come "liberazione". 

Per il massimo scrupolo gli agenti del commissariato hanno diramato l'avviso alla Polfer e alla polizia di frontiera, in modo che in nessun modo il bimbo potesse espatriare; ed hanno passato al setaccio tutte le amicizie del padre, fino ad arrivare, il 3 aprile, all'appartamento di quella coppia di amici, a Monza, in cui effettivamente il piccolo si trovava dalla notte del rapimento. 

Saad M. si trova in carcere: il giudice del rito direttissimo, il 31 marzo, lo aveva condannato ai domiciliari per l'evasione, ma contemporaneamente la polizia aveva chiesto l'aggravamento della misura visto che c'era in corso un'indagine sul rapimento. Si tratta - riferisce il commissariato - di una famiglia in stato di disagio economico ma non violenta. Con parecchi dissapori all'interno della coppia (tanto che diverse sono le querele reciproche. Lui aveva addirittura denunciato lei per atti persecutori), ma sempre pronti a riunirsi ritirando le querele. Motivi per cui i poliziotti del commissariato li conoscono bene. 

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In passato diversi episodi di occupazione abusiva di appartamenti e successivi sgomberi. Come quello che - poco tempo fa - ha provocato la violenta reazione dell'uomo contro gli agenti di polizia locale, da cui è scaturito il resto della vicenda. 

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