Ricettavano l'oro rubato in tutto il Nord Italia: presi a Paderno Dugnano

I ricettatori avevano base nel Milanese. Incastrato anche un broker finanziario

Una settantina di persone, tra ladri trasfertisti, intermediari, ricettatori e titolari di compro oro. Ma pure un broker finanziario che si era inserito nel giro per procurarsi l'oro da proporre ai suoi (ignari) clienti come investimento. E furti in abitazioni a ripetizione, anche uno al giorno, per accumulare quanto più possibile e poi tornare in Albania, cambiare cognome (operazione che in quel Paese è più semplice che in Italia) e tornare in seguito. 

E' durata quasi due anni l'indagine dei carabinieri di Sesto e Paderno Dugnano, coordinata dal pm Michele Trianni: più che sulle circa quaranta bande di ladri specializzati in furti in casa individuate, i militari si sono concentrati su dove andava a finire la refurtiva, in particolare quella preziosa. E cioè sulla rete di ricettatori che da Paderno Dugnano raccoglievano gioielli, oro, orologi ma anche diamanti e francobolli da tutto il Nord. Due le famiglie nella "rete", entrambe albanesi: i Bushi e i Buka. Seguendo le tracce dei secondi, i carabinieri a un certo punto si sono imbattuti nei primi, che stavano "rubando" il mercato offrendo qualche euro in più per ogni grammo di oro e, alla fine, sono stati i primi (a maggio 2020) a essere incastrati perché, con un patrimonio accumulato di circa 600 mila euro (da loro stessi dichiarato in una intercettazione), stavano per scappare in Albania.

Ladri in trasferta e pochi ricettatori noti a tutti

Il meccanismo era rodato: le famiglie di ricettatori erano diventate note nel circuito delle bande di connazionali che arrivavano in Italia e si fermavano qualche mese per compiere quanti più furti possibile. Raccoglievano l'oro e in alcuni casi lo fondevano direttamente in casa: nell'abitazione dei Buka (padre e figlio di 60 e 27 anni) è stato trovato anche un piccolo forno per la fusione dell'oro, con gli stampini per riprodurre noti ciondoli (i Dodo). In questo modo gli oggetti preziosi originali venivano quasi tutti "eliminati" alla radice. E l'oro si poteva "riciclare" nei negozi specializzati. 

Il broker che faceva investire in oro i clienti

Ma gli investigatori si sono anche imbattuti in un "wealth manager", un promotore finanziario, che (lasciando ignara la holding per cui lavorava) proponeva ai propri clienti (anch'essi ovviamente ignari della provenienza) lingotti d'oro come investimento. L'oro era però di provenienza furtiva: veniva "preparato" in lastre da 750 carati ("verghe", in gergo tecnico) e poi lui stesso si occupava di portarlo al banco metalli per la successiva realizzazione dei lingotti.

I carabinieri hanno sequestrato undici chili d'oro nel mese di maggio, ora almeno due chili e mezzo. Alcuni oggetti potranno essere restituiti ai legittimi proprietari, ma la gran parte no. Quindici le ordinanze di custodia cautelare ai danni di sei italiani, sette albanesi e due egiziani; dodici quelle effettivamente eseguite, e 315 mila euro il patrimonio accumulato finora stimato dai Buka: è pronta la richiesta di un sequestro di beni (auto sportive, case e quant'altro) per il controvalore. 

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«Non avremmo potuto, con i mezzi a disposizione, perseguire tutte le "batterie" di ladri, una quarantina, che operavano in molte province del Nord Italia», hanno spiegato il maggiore Saverio Sica (che guida la Compagnia di Sesto) e il tenente Salvatore Marletta (che guida la Tenenza di Paderno): «Abbiamo quindi preferito concentrarci sui ricettatori».

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